domenica 12 maggio 2019

MEXICO 2019 - ON THE ROUD - DA MEXICO CITY ALLA RIVIERA MAYA

Mexico City

Dopo il lungo viaggio dall’Italia con scalo a Francoforte, intorno alle 21 ora locale (vi sono 7 ore di fuso orario rispetto all’Italia) del 19 gennaio, arriviamo a Città del Messico. Ritiriamo i bagagli, cerchiamo un taxi e ci facciamo condurre all’hotel prenotato dall’Italia. Dopo aver lasciato le generalità e pagato la stanza andiamo subito a letto. Il mattino di domenica 20 svegli dalle 5.30 (causa anche del fuso )... aspettiamo le sei per la colazione e subito dopo usciamo per visitare i punti più significativi della città avendo solo un giorno a disposizione.... Nel corso della giornata ci rechiamo ad ammirare la cattedrale, la colonna dell’indipendenza ed il museo nazionale di antropologia. 



Quest’ultimo è il museo più importante del Messico. È situato nel bosco di Chapultepec all'interno della città. Il museo vanta di 44.000 m² coperti, distribuiti in più di 20 sale, e 35.700 m² di aree esterne, incluso il cortile centrale, la piazza d'accesso e alcune parti unite intorno al museo. In tutti questi spazi si trova la maggiore collezione del mondo di arte precolombiana delle culture Maya, Azteca, Olmeca, teotihuacana, Tolteca, Zapoteca e Mixteca. Al piano superiore, invece, si può ammirare una vasta esposizione di reperti dei popoli indigeni del giorno d'oggi. 



A fine giornata passiamo dall’agenzia di noleggio auto e prendiamo l’auto che ci accompagnerà nel nostro giro in territorio messicano verso il sud... Attraverseremo il Chiapas, dove già si possono scorgere le prime rovine Maya per arrivare nello Yucatàn e poi a Quintana Roo....


Verso Palenque

Di buon mattino, lasciamo Mexico City e ci dirigiamo in direzione Puebla per proseguire verso Veracruz (420 Km) dove pensiamo di fermarci per la notte. A  Veracuz non c’è niente di interessante  da vedere. Una città male adorante   per via delle diverse fabbriche per la lavorazione del pesce. La nostra meta è il sito archeologico di  Palenque (Chiapas) la strada da percorrere è tanta . In un primo momento la nostra idea era di percorrere tutta la  carretera 145D  che attraversa il Chiapas più selvaggio e adrenalinico caratterizzata da strade più contorte e da diversi posti di blocco da parte della polizia, per via delle delle tante rapine che avvengano da parte di gang di ragazzini. La cronaca racconta che  di notte  vengono assaliti addirittura dei bus.  Optiamo per la Carretera Costera del Golfo più veloce  (7 ore) mentre tramite  la 145D occorrevano 12 ore. 
Siamo arrivati nel Chiapas, uno degli stati messicani più belli che abbiamo visitato. Uno di quelli dove la cultura e la tradizione maya sono ancora radicate nella vita dei suoi abitanti. ammirare i resti Maya a Palenque e le spettacolari cascate di Agua Azul ... Abbiamo percorso 905 Km e siamo stati fermati più volte dalla polizia.  Non si può non sottolineare che anche su questa strada vi sono posti di blocco ovunque a volte solo per estorcere un po’ di soldi ai poveri turisti con la scusa di pseudo multe motivate da invenzioni pure ... ma poco male ... anche questo fa parte del viaggio.


Uxmal-Meride

Il 24 gennaio a Uxmal: uno dei siti archeologici più importanti di tutto il Messico, insieme a Palenque e Chichén Itzá... Nel 1996 il sito venne proclamato patrimonio UNESCO. Uxmal, che nell’antico linguaggio Maya vuol dire “Tre volte ricostruita”, venne fondata nel VI secolo d.C., raggiungendo il suo massimo splendore durante il Periodo Classico Maya, quando fu eletta centro cerimoniale più importante dalla civiltà Puuc. Il declino di Uxmal cominciò verso la metà del 900 d.C. e di lì a poco la città fu abbandonata, probabilmente in seguito ad una pesante crisi idrica. Uxmal è stata riscoperta soltanto agli inizi del XIX secolo, dopo secoli di abbandono,durante i quali è rimasta sepolta sotto la fittissima vegetazione tipica della regione dello Yucatán. Malgrado secoli di abbandono e terremoti devastanti, il sito archeologico di Uxmal si presenta molto ben conservato e costituisce uno dei migliori esempi di architettura maya del Centro America, eguagliato soltanto dall’antica città di Palenque.

ChiChin Itza




Venerdì 25, alle ore 8, lasciamo Meride in direzione Quintana Roo. Lungo il percorso ci fermiamo a Chichen Itza per poi raggiungere Valladolid dove ci fermeremo per due notti ... ma cosa dire di Chichén Itzá ? Si tratta di un importante complesso archeologico maya situato nel Messico, nel nord della penisola dello Yucatán. Le rovine, che si estendono su un'area di 3 km², appartenevano a una grande città che fu uno dei più importanti centri della regione intorno al periodo epiclassico della civiltà maya, fra il VI e l'XI secolo. Il sito comprende numerosi edifici, rappresentativi di diversi stili architettonici; fra i più celebri si possono indicare la piramide di Kukulkan (nota come El Castillo), l'osservatorio astronomico (il Caracol) e il Tempio dei guerrieri.

Il sito di Chichén Itzá è stato dichiarato patrimonio dell'umanità UNESCO nel 1988. Costituisce una proprietà federale dello stato del Messico, ed è amministrato dall'Instituto Nacional de Antropologia e Historia (INAH). È stato inserito nel 2007 fra le sette meraviglie del mondo moderno.



Rio Lagartos - Valladolid


... ed eccoci a Río Lagartos... solo la visione diretta di un posto rende ragione di ciò che realmente rappresenta... D’altronde le emozioni che trasmette non possono essere ne’ raccontate ne’ lette in alcun testo ...  Questa laguna si trova nel piccolo villaggio di pescatori di Las Coloradas, sulla costa orientale della penisola messicana dello Yucatan, nella riserva naturale di Ría Lagartos Biosphere Reserveè. A spiegare l’origine del colore dell’acqua è la scienza. L’acqua è infatti abitata da plancton rosso e da un elevatissimo numero di artemie, un piccolo crostaceo d’acqua salata di color rosso. Sono loro - inclusi i residui chimici che producono - i responsabili del colore dell’acqua e del paesaggio fiabesco che si crea.


Laguna Di Bacalar

Domenica 27, lasciamo Valladolid e imbocchiamo la carretera 295 in direzione della laguna di Bacalar la distanza è di circa 270 Km. Quella che stiamo  per raccontarvi è l’esperienza in uno dei paradisi più sconosciuti e incontaminati del Messico. Lontano da tutto e da tutti. Si tratta della Laguna di Bacalar, ribattezzata dai Maya la Laguna dai 7 colori“.Sette sono infatti le sfumature di blu che l’acqua assume, in base alla profondità, in questo luogo fuori dal tempo. Quando arrivi a Bacalar, non pensi di trovarti davanti ad una laguna ma davanti al Mare dei Caraibi. Grazie alla sabbia bianca come il latte, i fondali sono così luminosi e cristallini da dare alla laguna tutte le sue sette sfumature. Anche quando il cielo è coperto. Questo villaggio dalle acque turchese è semi deserto ma la sua straordinaria bellezza è rimasta nascosta solo ai turisti. Qui infatti, sulle rive della laguna, vivono alcune delle personalità più ricche di tutto il Messico. Immersi nella pace e nei meravigliosi colori di questa natura rigogliosa.

Tulum

Martedi 29, dopo aver fatto colazione e dopo una salutare passeggiata mattutina lunga la laguna , lasciamo Bacalar in direzione Tulum ...
.. e così dopo circa 310 Km arriviamo a Tulum pronti a visitare le rovine Maya affacciate sul mare ...  

La loro particolare posizione, sulla costa a picco sul mare, ha fatto sì che fossero la prima città Maya ad essere avvistata dagli spagnoli il 3 marzo 1517.... Ops ...dimenticavo    ... durante questa visita non sono mancati incontri con particolari specie animali ed in particolare con una gigantesca Iguana che solo Vincenzo poteva azzardarsi a sollevare 

... e dopo il tuffo nella cultura Maya un po’ di mare ci sta tutto   ... Oggi (28/1)  a Tulum ... da domani a Playa del Carmen ...


 Playa Del Carmine

Tanti anni sono passati da quando per la prima volta scoprimmo Playa del Carmine  un paradiso! C'erano solo due o tre alberghi e qualche capanna e niente più. ...Oggi quando siamo arrivati mi è venuto un colpo. Oggi è difficile credere che circa 30 anni fa in questa cittadina  in riva al mare cerano si o no 200 anime . A quel tempo, l'ex villaggio di pescatori era conosciuto solo come il pontile per il traghetto per la vicina isola di Cozumel. Vedere delle persone in spiaggia era cosa rara. Da allora ha registrato la più grande crescita annuale di tutte le città del Messico che oltre ad attirare miglia di turisti, ha  fatto registrare in modo esponenziale negli ultimi due decenni la criminalità legati al traffico della droga. la notizia di pochi giorni fa dove sette persone sono stati uccise davanti a un bar.  Niente è più come prima, peccato!!! ci teniamo stretti i ricordi e le immagini di 30 anni fa. 


Cancun

Gli ultimi due giorni rimaniamo a Cancun, altra città che non ha più niente di quello che era anni fa.
Approfittiamo per esplorare Isla Blanca l'ultimo lembo di terra non ancora (per poco) edificato e poco frequentato a causa della strada sterrata e piene di buche.



Isla Blanca è l’idilliaca penisola di sabbia bianca su una laguna (considerata la migliore per kitesurf lungo la Riviera Maya) situata a 30 km a nord di Cancún verso l’estremità nord-orientale dello Stato federato di Quintana Roo in Messico. Striscia di sabbia isolata tra il Mar dei Caraibi (a nord ed a est) e la spettacolare laguna di Chacmuchuc (a ovest), Isla Blanca è 20 km di lunghezza, dai 500 agli 850 metri di larghezza e alta al massimo 5 metri sul livello del mare. Isla Blanca è un paradiso quasi incontaminato e un santuario degli uccelli marini per birdwatching.

Isla Blanca risulta impressionante per il contrasto dei colori nella composizione del paesaggio come su una cartolina da una località tropicale: il turchese del mare, la distesa della spiaggia di sabbia bianca, la vasta laguna di acqua azzurra salata calma e dal fondale poco profondo, ne fanno un vero paradiso. Come dicevo per raggiungere Isla Blòanca occorre guidare verso nord seguendo la Carretera Costera del Golf/Lòpez Portillo/mexico 180 e prendere Avenida Bonampak. La strada asfaltata e a quattro corsie improvvisamente diventa una pista sabbiosa con buche che sembrano crateri. Dopo una mezzoretta la strada finisce in spiaggia e la vista che si presenta ripaga della fatica per arrivarci.



giovedì 25 ottobre 2018

DUBAI - La Bella Senz'anima




DUBAI - La Bella senz'anima
Galleria Fotografica >>>     Video Video >>>


Dubai Marina

Quasi sempre al ritorno dai nostri viaggi ci rendiamo conto che il tempo a disposizione non è mai abbastanza. Così scegliamo accuratamente ben consapevoli che lasceremo indietro qualcosa.

E andandocene lasciamo sempre un pezzettino di cuore in ogni parte del mondo pensando “un giorno ritorneremo“la scusa bisogna sempre pensarla quando si rientra: Un ristorantino da gustare, una spiaggia da scoprire  o un luogo da esplorare. A noi viene tutte le volte la sensazione di aver dimenticato davvero qualcosa Adesso che siamo stati a Dubai no. Siamo ritornati pensando che eravamo a posto cosi, eravamo felici  di aver aggiunto un altro tassello nelle puzzle del mondo che abbiamo conosciuto, ma che bastava.



Dubai è una città di grattacieli in mezzo al deserto.
Quando è stato creato il mondo non era previsto che delle persone vivessero lì.
È un ambiente così ostile per l’uomo che tutta la vita si svolge al chiuso, dentro le case, gli uffici, i centri commerciali, le auto.
Le persone si spostano solo in macchina/taxi/bus climatizzati e non ci pensano minimamente ad andare a piedi. È proprio stata concepita così: la maggior parte delle strade non ha marciapiedi, è troppo caldo per camminare. Io che adoro il caldo a Dubai proprio era troppo, tutti i giorni 40/43/42/45.





Le strade sono tutte superstrade e il loro unico scopo è collegare due luoghi. Le passeggiate non esistono, non vi dico le facce che si sono fatti quando abbiamo chiesto come facevamo a raggiungere un posto a piedi che sulla cartina era abbastanza vicino, niente o bus o taxi.
Abbiamo provato a camminare  lungo una strada sotto il sole con 43° per dieci minuti senza incontrare anima viva, ma solo auto. Poi ci siamo rassegnati.


Da vedere non c’è niente a Dubai, almeno niente che mi abbia colpito. Centri commerciali enormi, hotel e isole dalle forme più disparate (la famosa “vela” Burj al-Arab ad esempio, che però si può vedere solo da lontano o andare a cena con la solo certezza di spendere un occhioattrazioni costose e artefatte.



L’unica cosa per cui ne è valsa veramente la pena: salire sul Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, e vedere Dubai dall’alto, l’unica cosa che vale il viaggio.













Burj Khalifa.


A me in generale affascinano da morire le città dall’alto. Riesci a capire molto di un luogo guardandolo nella sua interezza. Stessa cosa anche per Dubai, si capisce tanto dalla cima del Burj Khalifa.




Questo è il grattacielo più alto al mondo misurando ben 829,8 metri. Detiene un’altra decina di record assurdi tipo “la piattaforma d’osservazione esterna più alta al mondo” o “l’ascensore di servizio più alto al mondo”. Si sale in cima (si può arrivare fino a poco più di 600 metri con un ascensore velocissimo 22s. per 124 piani), che ti tappa le orecchie per la velocità. Da lassù vedi  davvero uno scenario incredibilmente fantastico.


Grattacieli enormi che spuntano dalla sabbia, un groviglio di autostrade che collega palazzi giganteschi, architetture futuristiche e materiali all’avanguardia.
Tutto questo circondato dal nulla. Deserto. Sabbia. Afa. Caldo.
Vederlo dà lassù ti rendi conto dell’accanimento dell’uomo che non si rassegna al volere della natura e che capriccioso si impunta, continuando a costruire.
Siamo scesi da lì con un senso di vuoto e di desolazione. C’è chi è ispirato da questo sviluppo inarrestabile e ricchissimo in mezzo al deserto. C’è chi ci vede il futuro e chi ci vede un grande esempio per l’ottima strategia di business.
Noi abbiamo pensato che sopravvivere grazie all’aria condizionata spostandoci da un centro commerciale all’altro a bordo di un taxi non fa per noi.



Una canzone diceva …”Bella senz’anima…” ecco questa è Dubai
Ci sono città che raccontano una storia e trasmettono calore anche tra mille brutture ed altre invece che nonostante siano pulite e ordinate non riescono a suscitare altro se non un asettico apprezzamento ."..Bella senz’anima!!!..."

venerdì 12 ottobre 2018

OMAN - La Via Dell’Incenso


MASCATE - L'Al Lawati moschea e la mutrah corniche


    Galleria Fotografica >>>                                                                                                                        Video >>>

martedì 8 maggio 2018

L'INCANTEVOLE FUERTAVENTURA

 
FUERTAVENTURAon the road
 
 Video
 


Dopo Tenerife e Lanzarote questa volta eccoci a parlare di  Fuerteventura. L'arcipelago delle Canarie (Spagna) è costituito da 7 isole (Gran Canaria, Fuerteventura, Lanzarote, Tenerife, La Gomera, La Palma e El Hierro), ognuna delle quali presenta caratteristiche molto diverse: La Gomera, La Palma e El Hierro sono montuose, verdi e punteggiate qua e la da spiagge di sabbia nera. Lanzarote e Fuerteventura hanno paesaggi desertici e spiagge di sabbia bianca. Gran Canaria è come un continente in miniatura, che passa da un aspetto sub tropicale e fertile a totalmente desertico; Tenerife invece, la più estesa, presenta anch'essa aspetti diversi: dalla cima più alta di 3700 metri alle più turistiche ed animate spiagge. La nostra scelta questa volta non poteva che essere Fuerteventura. Abbiamo deciso di non soggiornare in un  solo hotel ma di spostarci ogni giorno ed eventualmente fermarci un giorno in più, qualora il posto lo meritasse. Questa decisione è risultata ottima perché ci ha permesso di girare l'isola in lungo e in largo anche se poi le distanze non sono enormi: da una punta all’altra dell’isola, infatti,la distanza è di circa 100Km.


Le Isole Canarie sono un grande arcipelago di sette isole maggiori e due isole minori, tutte di origine vulcanica e fanno  parte del territorio del Regno di Spagna. Dal 1982 è una comunidad Autonoma stabilita dalla Costituzione. Dal punto di vista geologico le Canarie non solo altro che le punte emergenti di una vasta catena montuosa di origine vulcanica che si dispiega sul fondale dell'Oceano, dal quale emersero  all’incirca trenta milioni di anni fa, quando  le placche tettoniche entrarono in collisione corrugando la superficie del pianeta e causando la formazione della catena dell’Atlante in Marocco nonché, nell’Oceano, l’emersione delle medesime Canarie, di Madera, delle Azzorre e delle Isole di Capo Verde. Tutte insieme queste isole sono considerate dai geologi un corpo unico denominato Macronesia. Fuerteventura è, rispetto a Tenerife e Lanzarote, la più selvaggia:  un’isola che è ancora per lunghi tratti poco cementificata e si spera che così resti ancora per lungo tempo dal momento quando arriva "la mano dell’uomo" il più delle volte non è per valorizzare le bellezze esistenti ma per speculare, incurante dell’ambiente e dei suoi equilibri. A Fuerteventura non ci sono  alberi, non c'è un fiume, non ci sono città degne di nota, non ci sono chiese o grandi opere artistiche, non c'è caos e tantomeno non ci sono grandi centri commerciali o parchi di divertimento; troviamo solo l'oceano ed enormi spiagge di sabbia bianca e piccoli paesini. 

Grazie ad un costante ed incessante vento (più che nelle altre Isole), vengono praticate numerose attività sportive tra le quali spicca il wind surf e il kite surf con diversi centri importanti che richiamano molti giovani che praticano questi sport.
 
 Perché on the road? Quasi sempre  l’anima di ogni paese risiede nel suo territorio  globalmente inteso. A Fuerteventura come anche in altre isole ci si può emozionare ovunque per cui durante il tragitto ci siamo fermati più volte per ammirare i paesaggi. Con la nostra auto a noleggio abbiamo passato intere giornate sulle strade di Fuerteventura fotografando la nostra avventura on the road alla ricerca di sterrati, mirador suggestivi e spiagge incontaminate da nord a sud e da est a ovest. Affascinato dai racconti e dalle tante  fotografie dell'isola abbiamo alloggiato in zone diverse  di Fuerteventura. In dieci giorni abbiamo cambiato 7 hotel.  Il viaggio ci ha portato a scoprire nuovi orizzonti fatti da Montagne, mare, nuvole, sole, scoiattoli e caprette.


Iniziamo il nostro on the Road da Puerto del Rosario (sede dell'aeroporto di Fuerteventura), si tratta di una città pittoresca caratterizzata da un paesaggio che fonde, neanche troppo bene, una parte estremamente moderna con negozi e centri commerciali con un'altra fatta di case e vecchie abitazioni che popolano i quartieri di periferia a pochissimi minuti dal centro. Il viaggio continua in direzione del parco delle dune di Corralejo che davvero incantano. A pochi chilometri dalla città ci si ritrova catapultati da un ambiente Sahariano dove alte dune di sabbia bianca si confondono con la spiaggia e con l'acqua cristallina dell'oceano. Arrivati a Corralejo non è difficile capire che ci si trova nella parte più movimentata e turistica dell'isola. La via principale è caratterizzata da negozi di souvenir che si susseguono uno dopo l'altro, a volte intervallati da altri che propongono la vendita di attrezzature per surf visto che Fuerteventura è il paradiso dei Surfisti, in particolar modo proprio la città dìi Corralejo.
 
 Da qui raggiungiamo la costa ovest dell'isola e in poco tempo si arriva a El Cotillo. Le case colorate, i colori pastello e quelle porte dalle tante sfumature ci hanno subito conquistato, così come i localini sulla strada e quella atmosfera senza tempo che sembra aver immortalato l'attimo di eterna tranquillità. La costa di El Cotillo è caratterizzata da  diverse spiagge davvero molto belle, tra queste la più famosa è sicuramente La Concha, una spiaggia a forma di mezzaluna che protegge dalle maree e dalle onde mosse dal vento. Qui ci siamo fermati a dormire in un hotel non distante dalla  spiaggia. 
           
Abbandoniamo la costa  ovest e iniziamo la discesa verso la parte meridionale dell'isola, per attraversare il cuore di Fuerteventura! Qui il paesaggio cambia velocemente e l'acqua e la sabbia che eravamo abituati a vedere lascia spazio a montagne e colline.
Attraversiamo
La Oliva, un piccolo comune caratterizzato per lo più da spazi verdi. E' qui che il martedì e il giovedì è possibile passeggiare nel caratteristico mercatino di La Oliva. Noi eravamo nel giorno sbagliato. Attraversata La Oliva, abbiamo raggiunto la sacra montagna di Tindaya. Questa montagna alta 400 metri, non ha niente di particolare se non che racchiude tutto il fascino misterioso e antico della sua storia. Gli antichi aborigeni di Fuerteventura consideravano Tindaya un luogo sacro al quale attribuivano poteri magici. A dimostrazione di ciò la montagna raccoglie più di 300 incisioni a forma di piede dal grande valore archeologico. Da Tindaya continuiamo a scendere verso il sud di Fuerteventura. Arriviamo al mirador di Morro Velosa. La strada per raggiungere questo Mirador è probabilmente la più difficile, ma il panorama rurale di Betancuria visto da 669 metri di altitudine è davvero emozionante. Proseguiamo in direzione del villaggio La Pared famosa per diverse scuole di surf. Ci spostiamo sulla Costa Calma per raggiungere Morro Jable dove si trova il nostro hotel precedentemente prenotato. Preso possesso della nostra camera, sistemati i bagagli, ci rechiamo alla spiaggia Jandia.
 In circa 5 km si è catapultati in mezzo al deserto con dune e distese infinite di sabbia che finiscono in un mare fantastico. Questa è la più bella dal punto di vista dei colori del mare: ci sono diverse insenature naturali che si susseguono e, grazie alle rocce laviche nel mare, si sono formate tante bellissime piscine naturali, con l’acqua bassa (e quindi anche meno fredda) di un colore celeste chiaro da cartolina...".
 La tappa successiva è stata Caleta de Fuste un centro turistico molto rinomato per via di diversi campi da golf e di una bellissimma stupenda baia  a forma di ferro di cavallo, con ancora un vecchio e suggestivo porto, costeggiata da una grande spiaggia di sabbia dorata. Gli ultimi due giorni la dedichiamo alla scoperta di alcuni villaggi e spiagge nei dintorni di Corralejo.
Anche questa vacanza è giunta al ternine. Ritorniamo in aeroporto, consegnamo l'auto e facciamo ritorno a casa con il pensiero al prossimo viaggio.
 

domenica 22 ottobre 2017

GIORDANIA - Petra Una gemma Nascosta

GIORDANIA - PETRA
UNA GEMMA NASCOSTA



- Vai al Video -

Non dirmi quanti anni hai, o quanto sei educato e colto, dimmi dove hai viaggiato e che cosa sai.
(Maometto)


Petra, uno dei luoghi più suggestivi  e più visitati del Pianeta. L’antica città giordana fondata dai Nabatei è rimasta nell’ombra fino al 1812 quando il viaggiatore svizzero Johann Ludwig Burckhardt, travestito da beduino, si imbatté in questo straordinario capolavoro di pietra. Il rosso della terra, il giallo e il verde della vegetazione contrastano meravigliosamente con i monumenti di ogni tipo, letteralmente scavati nella roccia. Tracce di una civiltà sparita nel nulla, quella dei nabatei, della quale restano: anfiteatri, tombe ed il famosissimo monastero di Petra. L'antica città di Petra, patrimonio dell'UNESCO, è una costruzione davvero unica: basti pensare che è stata costruita “al contrario”, ossia partendo dagli apici per poi giungere alle fondamenta..

La nostra visita inizia dalle prime ore del mattino per non perdere i giochi di luce e di colori che l’alba sa regalare. All’ingresso del sito troviamo baracchine di souvenir definite “Indiana Jones gift shop” uno dei motivi per cui milioni di persone nel mondo desiderano visitare Petra.
Da subito siamo avvicinati da  beduini che ci invitano a visitare Petra a dorso di un cavallo o di un asino. Noi gentilmente rifiutiamo perché vogliamo scoprire e godere fino in fondo questo magico posto percorrendolo a piedi. 


Il percorso che inizia partendo da una vasta area aperta da subito lascia intravedere l'imponente Tomba degli Obelischi che è la prima delle tombe rupestri che caratterizzano tutto il sito. 

Procedendo in avanti arriviamo al Siq e qui vediamo già alcune persone in calesse di ritorno dalla città vecchia e sono solo le 8 del mattino. 
Ci addentriamo nel Siq, questa gola profondissima, stretta e tortuosa, scavata nella roccia che, complice anche quel poco di sole che filtra, diventa di mille colori, da rosa ad arancio a violacea. L’ingresso al Siq una volta aveva una porta monumentale, ad arco, di cui oggi rimangono solo i segni scavati nella roccia. Un uomo vestito da soldato nabateo ci invita ad entrare.


Lungo il percorso attraverso la gola incontriamo tombe rupestri, rappresentazioni della divinità nabatea Dusharà, ciò che resta di una carovana di uomini e cammelli scolpita nella roccia.
Ad ogni curva cresce l’aspettativa, l’emozione, la tensione, continuiamo a scattare foto perché ad ogni angolo la luce cambia e vogliamo portare a casa tutto quello che ci colpisce comprese luci e colori. Dopo più di un km intravediamo la luce! Attraverso una piccolissima strettoia che si apre gradualmente, scorgiamo dapprima come un bagliore che mana mano prende forma fino a lasciare intravedere  in tutto il suo splendore il Tesoro che ha reso Petra celebre in tutto il mondo!
Nel 1985 è stata riconosciuta Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco e, nel 2017, è entrata nella lista delle Sette meraviglie del mondo
L'ingresso all'antica Petra, dopo aver percorso il Siq, è qualcosa di magico ed emozionante



L’emozione è forte, quasi ci si commuove, perché per quante volte l’abbiamo vista in fotografia o in TV, quest’immagine dal vivo lascia in ogni caso senza fiato! Il Tesoro illuminato dal sole che contrasta col buio dell’ultimo tratto del Siq, la piazza gremita di gente e i dromedari che passeggiano… l’impatto è davvero molto forte, e ci lascerà sicuramente il segno. Inutile che descriva la facciata di questa meraviglia scavata nella roccia, che non è un tempio, non è un palazzo, ma…una tomba! L’interno è, infatti, una semplice stanza quadrata con delle nicchie nelle pareti. Ciò che colpisce dell’interno sono le venature della roccia: arancio, rosa e viola si inseguono e creano sfumature incredibili proprio perché del tutto 

naturali.





A questo punto procediamo all’esplorazione della capitale Nabatea, e per prima cosa ci inoltriamo nella Via delle Tombe. Parlo di esplorazione e non di visita, perché la nostra è una costante scoperta delle meraviglie che si incontrano ad ogni passo, un continuo guardarsi intorno estasiati, un voler procedere avanti cercando di scoprire quanto più possibile di ciò che ci circonda. 


Si apre davanti a noi il teatro, ovviamente scavato nella roccia, e perciò di uno splendido colore rosa. Il percorso brulica di gente: turisti, beduini con i dromedari, bambini con gli asinelli. Sicuramente si perde l’atmosfera magica che invece ci dovrebbe circondare, quell’atmosfera che ha fatto sì che il segreto di Petra rimanesse nascosto per tanto tempo.


















Cominciamo la scalata verso le tombe probabilmente reali, splendidamente intagliate nella roccia, imponenti e maestose, che niente hanno da invidiare al Tesoro. La prima che incontriamo è la cosiddetta tomba dell’Urna, che in età bizantina fu trasformata in chiesa, e che davanti a sé ha una terrazza da cui si domina tutta la vallata. Seguono la tomba Corinzia, molto simile al Tesoro, ma non così ben conservata, e la tomba Palazzo, un po’ diversa dalle altre: non è coronata come le altre fin qui viste da un timpano spezzato con in mezzo una tholos o un’urna, ma ha una successione di 5 piani in cui quello superiore è sempre alto la metà di quello inferiore. 

Proseguiamo discendendo un sentiero che ci porta in un angoletto nascosto, in cui finalmente assaporiamo un po’ di pace: la folla dei turisti è lontana, non si avventura fino qui e noi possiamo goderci in tutta serenità, bucolica direi, la tomba rupestre di Sextus Florentinus, governatore di Petra che morì intorno al 129 d.C. La tomba è senz’altro più modesta delle tombe reali precedenti, ma mostra la volontà di non rompere con le tradizioni funerarie della città, nonostante l’iscrizione in latino ci faccia capire immediatamente chi è il personaggio cui siamo davanti. Dietro di noi, in lontananza, scorgiamo il villaggio di beduini che è stanziato all’interno del parco e sulla nostra sinistra vediamo un gregge di pecore in un riparo sottoroccia che un tempo fu una tomba. 





Scendiamo finalmente nella città nabatea, percorriamo una via colonnata che costeggia il torrente Wadi Musa. Sulla sinistra si apre il grande tempio, con i particolari capitelli a testa di elefante. Nel suo complesso era inserito anche un piccolo teatro, un odeion per le riunioni del Consiglio cittadino. Di fronte c’è il tempio dei Leoni alati, così chiamato per i suoi caratteristici capitelli. 
Varcata una porta monumentale entriamo nel santuario del tempio di Dusharà, di cui si conserva in parte l’elevato, e che risulta pertanto decisamente imponente e in posizione un po’ soprelevata, per indicare l’ascensione verso il dio. Lo spiazzo antistante è un parcheggio di dromedari…



Dobbiamo decidere se salire fino al monastero oppure no. Il caldo si fa sentire, per arrivare fino in cima occorrono minimo quarantacinque minuti. Prima di decidere ci riposiamo su alcuni sassi e osserviamo il via vai dei ragazzi che ci invitano a salire al monastero con il cavallo.  Decisione presa, si parte. Ci inerpichiamo per una stretta e tortuosa salita, a tratta costituita da scalinate intagliate nella roccia, costeggiando precipizi piuttosto profondi, cercando di scansare gli asinelli condotti da ragazzini beduini, che scendono a rotta di collo lungo questo sentiero che è l’unica via per salire. Ogni tanto ci voltiamo indietro, il paesaggio è mozzafiato: Lo sguardo spazia lontano, fino alla tomba Palazzo, che ora è lontanissima e minuscola. Quando giungiamo in vetta, non può non sfuggirci un “ Oooohhh che meraviglia!” Tanta fatica per arrivare fin a qui, ma ne è valsa la pena.


Il monastero, la cui sommità è sovrastata da una poderosa urna, su cui la gente può anche salire (a proprio rischio e pericolo! Qui non è ancora arrivata una normativa sulla messa in sicurezza dei siti archeologici…), è persino più grande del Tesoro, e di sicuro non lascia delusi! Ritorniamo sui nostri passi, ridiscendiamo la stretta e tortuosa via, poi rifacciamo indietro il percorso fino a tornare al Tesoro, che ora, non più  baciato dal sole, mostra la tinta rosa della roccia nella quale è scolpito. Ripercorriamo a ritroso il Siq e torniamo soddisfattissimi al nostro hotel, dove ci scambiamo le nostre impressioni.
La giornata di oggi è stata lunga e intensa, siamo tutte e due decisamente provati, ma felice di quello che abbiamo visto e delle delle sensazioni provate.


- ISOLA DI KOS -

Tra storia, mare e silenzi antichi ​ Kos offre un viaggio tra storia e mare, con antiche rovine, l’albero di Ippocrate e il villaggio di Pyl...