lunedì 8 luglio 2013

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DIRETTAMENTE NEL PARCO DEL POLLINO   DIFRONTE ALLE MERAVIGLIOSE
GOLE E TIMPE DEL RAGANELLO FUTURA CANDIDATA A PATRIMONIO UNESCOù


Entro il 31 luglio sarà pubblicato, dal Comune di San Lorenzo Bellizzi, un bando per la vendita a pubblico incanto di alcuni immobili di proprietà comunale ubicati nel centro storico.
Questo primo bando, prevede l’alienazione di 25 immobili ad un costo a base d’asta che varia da €1.500,00 ad un massimo di €3.000,00, in maniera direttamente proporzionale allo stato di conservazione ed alla consistenza.


In questi giorni stiamo lavorando alla stesura definitiva del bando che prevederà sicuramente un impegno da parte dei partecipanti a recuperare e rendere agibile-abitabile l’immobile, che sarà oggetto di offerta e di successiva aggiudicazione, entro i prossimi due anni.
In linea di massima si darà priorità, per come già riportato nel programma amministrativo a suo tempo presentato, a chi:

1. è proprietario di un immobile limitrofo a quello oggetto di gara e sul quale è stata presentata una offerta;
2. è una giovane coppia che non ha la disponibilità di un immobile che può essere considerato Prima Abitazione e che si impegnano quindi, nel caso non siano già residenti, a trasferire la propria residenza nel Comune di San Lorenzo Bellizzi, nell’immobile, al termine dei lavori;
3. è residente nel Comune di San Lorenzo Bellizzi;
4. è di origine Sallorenzana;
5. destinerà l’immobile a Bed e Breakfast o struttura ricettiva similare;


Il bando è comunque in corso di stesura e sarà possibile apportare modifiche, non sostanziali, che possano esplicitare eventuali suggerimenti che si volessero esternare.
Stiamo cercando di trovare delle soluzioni che possano contribuire a “riaprire le porte” del nostro centro storico.

Chiedo un impegno da parte di chi è disponibile a sostenere l’iniziativa, pubblicizzandola e suggerendo integrazioni che possano migliorarne i contenuti.

sabato 6 luglio 2013

PERU' - Da Cuzco a Puno con il treno delle Ande -



IL VIAGGIO CONTINUA



Visitammo la stupefacente Machu Picchu ma già il mattino del giorno successivo lasciammo Cuzco e con il " Ferrocaril du Sur “, ossia con il noto “treno delle Ande ",  ci dirigemmo verso Puno. Il treno viaggiava ad una quota di 3500/4000m. s.l.m. fermandosi su richiesta per favorire la discesa e la salita dei passeggeri. 












Attraversò villaggi, spesso composti da sole due o tre case, dove si intravedevano pochi bambini in fila che si presume stessero lì ad attendere il passaggio del treno come fosse la scena di un film. 


Attraversò paesaggi grandiosi caratterizzati da prati immensi dove si intravedevano mandrie di  vigogne e alpaca al pascolo ma anche da  alte vette innevate. Un paesaggio da cartolina dove anche il cielo mostrava il suo colore blu cobalto mai visto prima. Dopo circa dodici ore arrivammo a Puno, ai bordi del lago Titicaca, famoso per essere il lago navigabile più alto del mondo. Cercammo prima un albergo e lo trovammo nel centro della cittadina vicino ad una bellissima chiesa e poi ci dirigemmo alla volta di un ristorante affamati essendo digiuni dalla sera precedente. Da sei giorni ci trovavamo ad una quota superiore ai 2500 m e i nostri fisici cominciavano a risentirne tanto che il cammino si faceva sempre più faticoso. In particolare avevo la sensazione di camminare sulle sabbie mobili con gambe che quasi non percepivo più. Un buon pasto ci aiutò a rimetterci in sesto nonostante ad un tratto fui pervaso da un forte mal di testa di cui non mi sembrava aver mai sofferto che decisi di trattare con the di coca ottenendo risultati soddisfacenti. Il giorno trascorse e l’indomani decidemmo di procedere con la visita di alcune isole del lago.


Il lago Titicaca è immenso, si estende per più di 8000 km quadrati ad occupare un'ampia fossa tettonica ad una quota di oltre 3800 metri ed è circondato dalla ciclopica Cordigliera Real. Con le sue rive settentrionali ed occidentali segna il confine con la Bolivia. La campagna circostante è ricca di rovine pre-incaiche (tra le quali le torri funerarie di Sillustani). Il clima è mitigato dalle acque del lago: si mostra umido da ottobre ad aprile e secco da maggio a settembre.


Decidemmo di visitare le isole galleggianti degli  Uros formate dalle canne di totora (il giunco acquatico tipico del lago) le cui radici sono imprigionate da fango, detriti e melma che ne impediscono la decomposizione. Stesso materiale è utilizzato per la produzione delle barche tipiche (le balsas), delle abitazioni,del le stuoie usate come pareti, dei tetti e delle porte.
Sbarcati sulla prima "isola" avvertii una strana sensazione, come se oscillassi sulla paglia. Trovammo ad attenderci una decina di donne e bambini con vestiti coloratissimi dal rosso all’arancio, al verde,  al blu in tono con l’azzuro dell’acqua e del cielo.


Le donne mi sembravano tutte meravigliose con le loro  lunghe trecce decorate alle estremità e con in testa la caratteristica  bombetta.


Trascorse un altro giorno ed i nostri programmi prevedevano che partissimo alle sette del giorno successivo per la Bolivia ma un addetto della compagnia dei Bus venne ad avvisarci che che il Bus sarebbe partito alle 3 di notte per via di alcune sommosse che si pensava potessero scoppiare. La mattina puntuale ci recammo presso la compagnia e in silenzio ci fecero salire sul Bus in direzione La Paz.
Già dopo una ventina di Km notammo che la via era stracolma di sassi che, man mano si procedeva, divenivano sempre più grossi fino ad interromperla. Sulle colline, si scorgevano, illuminate dalla luna, sagome umane che alla vista del bus iniziarono a lanciare pietre tanto che questo fu costretto a deviare verso i campi per non essere colpito.
Nonostante tutto riuscimmo a scansare il pericolo e continuammo il viaggio costeggiando il bellissimo lago impreziosito ulteriormente dall’alba.

sabato 29 giugno 2013

MACHU PICCHU -Machu Picchu Enigma di pietra in America, Cosi descrisse questa meraviglia Ernesto Guevara



MACHU PICCHU

Machu Picchu Enigma di pietra in America, Cosi descrisse questa meraviglia  Ernesto Guevara

Coronando un'altura di agresti e ripide fiancate, a duemila ottocento metri sul livello del mare e a quattrocento sull'Urubamba ricco di acque, si trova una antichissima città di pietra che, per estensione, ha ricevuto il nome dal luogo che la accoglie: Machu Picchu. E' questo il suo nome originario? No… il termine quechua significa "Collina Vecchia", in opposizione alla vetta rocciosa che s'innalza a pochi metri dal villaggio, Huaina Picchu, "Collina Giovane". Descrizioni fisiche riferite semplicemente al carattere degli accidenti geografici. Quale sarà allora il suo vero nome?....

Machu Picchu

Il Machu Picchu era sulla lista dei miei desideri già da quando, alle scuole medie, un professore ci parlò di questa misteriosa città. Da allora l’ho sempre sognato e non ho mai smesso di cercare informazioni su libri e riviste perché ero convinto che un giorno ci sarei andato. Cosi  avvenne,  il mio sogno si tramutò in realtà.
Cos’era Machu Picchu?  un rifugio misterioso contro la violenza e avidità dei conquistadores? Una città sacra tutta dedicata alla protezione delle famiglie più nobili e al culto delle divinità Inca? Una fortezza dove nascondere i prigionieri?
A distanza di un secolo dalla scoperta di Machu Picchu, il mistero sulla città del “popolo del sole”, di cui non parlavano nemmeno le mappe e le cronache dell’epoca, si mantiene e conserva tutto il suo fascino intrigante.
Machu Picchu è molto più che un’area archeologica di enorme importanza per la cultura mondiale; si tratta di un’intera città perfettamente conservata per secoli dal folto della foresta andina, una sfida dell’uomo alla natura. Le sue costruzioni fortificate si arrampicano pericolosamente lungo gli speroni delle rocce a strapiombo sul canyon del fiume Urubamba.
Ovviamente non è la roccia la caratteristica principale della città. Vi è dietro la storia del popolo Inca che sulle rocce ha edificato gli altari più importanti. Ogni angolo, ogni pietra di Machu Picchu parla del significato profondamente religioso di questo luogo.




Quando Hiram Bingham, professore dell’università di Yale e grande appassionato di archeologia, nel luglio del 1911, si trovò di fronte al tesoro di Machu Picchu notò che esso poteva essere diviso in due settori, uno agricolo e uno urbano: Il primo dedicato alla coltivazione del mais e delle patate, il secondo dedicato prevalentemente ai culti religiosi tra cui quelli 


funebri; caratteristica, a tal proposito, la Roccia funeraria, isolata e altissima, con un piano del grande altare illuminato dai raggi solari provenienti dall’Intipunku (Porta del sole) nel giorno del solstizio d’inverno. Altre strutture indicative della prevalente dedizione al culto religioso di Machu Picchu si ritrovano:
-       nelle sedici Sorgenti Liturgiche (si tratta di sorgenti d’acqua che erano elementi sacri nella religione precolombiana),
-       nel meraviglioso Tempio del Sole (in cui potevano entrare soltanto i sacerdoti e l’Inca: il “figlio del sole” ossia l’imperatore),
-       nella Piazza Sacra con tutte le sue costruzioni religiose compreso il Tempio Principale dove la popolazione comune poteva partecipare alle cerimonie.

Importante costruzione di questa parte di Machu Picchu è anche la Kallanka, detta “Recinto dei Dieci Vani”, che, viste le dimensioni, doveva servire da alloggio e rifugio per diverse persone.
Il settore urbano è comunque quello in cui vi sono più luoghi da visitare. La divisione degli spazi conferma l’ipotesi che la città fosse un luogo esclusivo, riservato alla nobiltà e alla casta sacerdotale: lunghe gradinate (sono stati contati 3000 scalini) separano gli edifici difesi dalla roccia a strapiombo o da un fossato.

La grandezza di Machu Picchu sta anche nella profonda compenetrazione tra uomo e natura che questi gloriosi resti ci tramandano. Qui si può ammirare l’Intiwatana forse quel “saywa” o “sukhanka” che  letteralmente significa "luogo dove si attacca il sole", ma la denominazione corretta sarebbe "saywa" o "sukhanka", di cui parlano gli antichi manoscritti Inca, il maestoso orologio solare usato non solo come strumento di culto ma anche come apparecchio scientifico per l’osservazione solare: un sistema di piattaforme, sovrapposte e sistemate secondo angoli orientati in maniera ben precisa, che culmina con un prisma alto 36 centimetri che proietta la luce sul pilastro. Osservando la lunghezza delle ombre si potevano ricavare informazioni sulla rotazione e l’inclinazione terrestre. Incredibile, se si pensa che tutto questo risale a secoli fa, nel cuore della foresta andina senza nessun confronto o scambio culturale con altre popolazioni. Probabilmente da questo punto di vista gli Inca erano già molto più avanzati di quegli spagnoli che di lì a pochi decenni avrebbero messo fine per sempre alla loro storia.


giovedì 27 giugno 2013

UOMINI SI NASCE BRIGANTI SI MUORE



UOMINI SI NASCE BRIGANTI SI MUORE

Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti. 
Antonio Gramsci, su L'Ordine Nuovo, 1920

I briganti difendevano, senza ragione e senza speranza, la libertà e la vita dei contadini, contro lo Stato, contro tutti gli Stati. Per loro sventura si trovarono ad essere inconsapevoli strumenti di quella Storia che si svolgeva fuori di loro, contro di loro; a difendere la causa cattiva, e furono sterminati.
Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, 1945


Oggi voglio parlare dei Briganti Calabresi, chi erano, cosa facevano, erano banditi o rivoluzionari? Erano ladri  e malfattori comuni, oppure dietro questo loro modo di fare c’era un motivo di ribellione ai tanti  soprusi che contadini, braccianti, servi subivano dai baronetti del tempo? Se si fa una ricerca su internet.  Si hanno diverse interpretazioni cosi come quando si parla di un movimento di un periodo storico, le motivazioni che si danno sono diverse da chi li racconta, questo dipende dalla provenienza politica, ceto sociale ecc, ma proviamo ad analizzare  questo fenomeno con più obbiettività spogliandoci per un attimo della nostra fede politica e del nostro status e analizziamolo in modo trasparente questo fenomeno storico che ha vissuto tutta l’Italia ma in particolar modo l sud e nello specifico la Calabria.
Facciamo una prova: (Io l’ho fatta questa mattina)  chiediamo alla prima persona che noi incontriamo e facciamo questa domanda : “ chi erano i Briganti?” Sicuramente al 99% la risposta sarà : erano dei delinquenti, altri erano dei ladri, dei malfattori, assassini. Bene  come dicevo io l’ho fatto in un primo momento su 5 persone ( un campione piccolo) tutte d’origine meridionale;  la risposta con grande sorpresa è stata questa 5 su 5 mi hanno risposto che : “erano persone che si ribellavano al potere “ a questo punto ho pensato cosa scrivo a fare adesso? non mi sono arreso, non che io cercassi a tutti i costi una risposta negativa ma volevo capire meglio. Mi sono rivolto a 5 colleghi d’origine settentrionale, bene!  3 persone mi hanno detto che erano ladri di bestiame e persone violente, una mi ha risposto che non aveva la minima idea, la quinta mi ha risposto che erano rivoluzionari. Sono contento, pensavo peggio J La mia curiosità mi porterebbe adesso di fare la stessa domanda a persone con differenti gradi di cultura e scuola, ma non mi è possibile adesso, ma forse lo farò. Quindi si può affermare che i Briganti  era gente comune, come operai, contadini, artigiani che si ribellavano alla prepotenza ed ai soprusi dello straniero, alle ingiustizie sociali, agli sfruttamenti degli onesti lavoratori, alle corruzioni  alle dure leggi e alla persecuzione degli innocenti. Tutte queste oppressioni portarono il popolo Calabrese (Non solo) alla fame. Le dure tasse da pagare e le leggi sempre più insopportabili, fecero così sorgere "i briganti".
Nello specifico i contadini Calabresi erano ridotti davvero alla fame, dure leggi contro di loro e campavano tra fatiche e debiti per pagare le tasse, quindi non c'e' da meravigliarsi, se alcuni di questi non negavano il loro aiuto ai cosiddetti briganti, che si erano sacrificati per farsi valere con il coraggio di ribellarsi contro i tiranni. Per questo motivo erano cosi' ospitale verso chi si dava alla macchia.
Il fenomeno del Brigantaggio nasce quasi subito dopo l’unità d’Italia (oggi si capiscono molte cose) e investì tutto il meridione d’Italia. Le cause erano antiche e profonde, ma la delusione creata con la liberazione e con l’accentramento amministrativo la situazione si aggravò. Questo ancora di più dopo la vendita all’asta dei beni demaniali ed ecclesiastici. I compratori appartenevano alla nuova borghesia rurale che si rivelava più tiranna, avara  e aggressiva   dei vecchi padroni. In Calabria si scoprì che un appezzamento demaniale era stato diviso fra 83 “Usurpatori” tra cui 2 fratelli del sindaco, 17 cugini del sindaco, 2 cognati del sindaco , due nipoti del sindaco, 1 fratello del consigliere comunale, 2 moglie dei consiglieri comunali ecc. Quindi ci fù un aggravarsi delle condizioni dei contadini e questo causò la ripresa dei disordini e in pochi mesi assunsero una vera e propria guerriglia. In Calabria Puglia, Basilicata, Campania, bande armate di briganti iniziarono nel 1861 a rapinare a uccidere, sequestrare e incendiare le proprietà dei nuovi ricchi. Si rifugiavano sulle montagne protetti aiutati e nascosti dai contadini poveri e anche dal clero e dai vecchi proprietari terrieri che speravano di far ritornare i Borboni. Quindi chi erano i Briganti? E per che cosa combattevano? Il grosso era costituito da braccianti contadini salariati esasperati dalla miseria, assieme a questi cerano anche ex garibaldini, sbandati, ex soldati borbonici e numerose donne, combattive e audaci come gli uomini. Cosa e per che cosa combattevano? Primo per la riforma Agraria che Garibaldi non aveva concesso, poi per impedire l’unità d’Italia e far ritornare i Borboni, propri quei re che li avevano trattati non proprio bene, e per tantissime altre ragioni come il pagamento delle tasse .Quindi i briganti non furono “criminali comuni” come pensò la maggior parte degli Italiani ma un esercito di ribelli che all’infuori della violenza privata, non conoscevano altra forma di lotta. Tenuti per secoli nell’ignoranza e nella miseria, i contadini meridionali non avevano ancora maturato  una coscienza politica dei loro diritti e non riuscivano a immaginare nessun cambiamento attraverso mezzi legali.
Lo stato Italiano rispose con una vera repressione a questa rivolta sociale o questo vero e proprio  “conflitto” che durò 5 anni e furono impegnati per combattere il brigantaggio ben 120.000 soldati. Questo sta a significare che non si trattava di combattere e d’eliminare quattro balordi ma un popolo. Il brigantaggio fu sconfitto ma non le cause che l’avevano creato, Dopo la legge marziale, il divario, la frattura tra il sud e il resto dell’Italia aumentò e oggi ancora ne paghiamo le conseguenze. Si può affermare che i briganti dopo essere stati massacrati si cercò anche  di liquidarne definitivamente la memoria storica .definendoli “Banditi da strada” Oggi finalmente la figura del brigante è stata riabilitata sia come persone che come movimento se tale si può definire.

 “I Ragazzi di San Lorenzo Bellizzi”, ripercorrendo i sentieri del Parco nazionale del Pollino,  percorsi dai briganti fra il 1860 e il 1865, non vuole mettere in discussione l’unità e l’esistenza dello Stato nazionale, ma piuttosto continuare una riflessione sul modo in cui quell’unità si è realizzata e sulle conseguenze che ne sono risultate e ne risultano per l’economia e la società del sud del nostro Paese. 

Per informazione a partecipare a questa iniziativa contattate questi n. cell. 3453429896 TIM, oppure 3936728827 VODAPHONE.   o andate  alla pagina  Facebook: https://www.facebook.com/#!/pages/Associazione-I-Ragazzi-Di-San-Lorenzo-Bellizzi-/107470462651560?fref=ts
http://www.iragazzidisanlorenzobellizzi.org


mercoledì 26 giugno 2013

PERU' - Cuzco L'ombelico Del Mondo - 2° Parte




 Cusco ovvero “l’ombelico del mondo”

Da Arequipa raggiungiamo cuzco in Aereo questo è l’unico volo non programmato, ma dope ore ore di bus dei giorni precedenti, ci prendiamo questo piccolo lusso di raggiungere Cuzco in Aereo.
Per raggiunger questa città l’aereo prima di atterrare inizia la discesa volando con ai due 

lati, alte montagne praticamente queste  sono più alte della quota di volo dell’aereo. Si dice che per pilotare l’aereo che porta a cuzco i piloti sono selezionati.. Atterriamo in questa magnifica e misteriosa città considerata l’ombelico del mondo. 

- Cuzco -

Questo appellativo gli deriva dal nome originale della città era Qosqo o Qusqu in quechua.  Per la tradizione significa centro, ombelico, cintura. Questo perché secondo la mitologia Inca in esso confluiva il mondo degli inferi (Uku Pacha), con il mondo visibile (Kay Pacha) ed il mondo superiore (Hanan Pacha). Per questo motivo la città fu ed è chiamata l'ombelico del mondo (inteso come universo). Molte leggende parlano di questa misteriosa e affascinante città,, una di queste racconta  che :
 "Se gli Spagnoli, entrando a Cuzco, non avessero agito con tanta crudeltà, trucidando Atahualpa, chissà quante navi sarebbero state necessarie per trasportare in Spagna tutti quei tesori che ora giacciono nelle viscere della Terra e che forse vi rimarranno per sempre, poichè coloro che li nascosero sono morti senza rivelarne il segreto".

Così scrisse il sacerdote-soldato Cieza de Leon pochi anni dopo l'assassinio dell'ultimo imperatore inca ed i massacri compiuti da Pizarro e dalle sue orde.
E con piena ragione, poichè gli avventurieri iberici, accecati dalla loro brama di ricchezze, agirono proprio nel modo meno adatta a soddisfarla.
Pizarro fece prigioniero Atahualpa e dichiarò che gli avrebbe reso la libertà se solo gli fossero stati consegnati tutti i tesori inca.
Prima di prendere una decisione, la sposa del sovrano consultò l'oracolo solare e, saputo che il coniuge sarebbe comunque morto, si suicidò, dopo aver ordinato che le ricchezze fossero nascoste.
Dove?
"In gallerie più sicure che fortezze - ci dice l'archeologo Harold Wilkins - scavate nel cuore delle montagne e sigillate da misteriosi geroglifici che offrono l' "Apriti Sesamo!" e di cui solo un inca per ogni generazione conosce il significato; in sotterranei costruiti migliaia d'anni or sono da una civilissima razza scomparsa".
L'ipotesi è attendibile: sotterranei del genere sono numerosissimi, ma non solo nel territorio inca. Il più noto è tuttavia costituito da una rete di gallerie che congiungerebbero Lima a Cuzco, ( la distanza da lima a cuzco è di circa 1100km) l'antica capitale del Perù, per poi continuare, volgendo a sud-est, fino al confine boliviano.
Esistono realmente queste gallerie? Non si sa niente di preciso al riguardo. E' opinione diffusa che si tratti di una leggenda e nulla più.



Nelle vicinanze di cuzco si trova la fortezza  di Sacsayhuaman o Sacsaihuaman (in quechua:Saksaq Waman) è un sito archeologico inca nella regione di Cuzco. Il nome significa letteralmente "falco soddisfatto". Fu costruita dagli Inca tra il 1438 e il 1500 circa, 



Sacsayhuaman
sotto il dominio di Pachacutec e si erge in una posizione dominante della collina di Carmenca, che domina da nord la città di Cusco (antica capitale del Tahuantinsuyo, l'Impero incaico). Ad ogni solstizio d'estate vi si festeggia l'Inti Raimi, la festa di Inti, il dio del Sole. In tale circostanza vengono ancora effettuati rituali risalenti all'epoca incaica 



La costruzione di Sacsayhuaman, secondo le informazioni di cui disponiamo, iniziò durante il regno di Pachacutec, continuata successivamente da Tupac Yupanqui e conclusa con Huayna Capac.

Durante queste tre generazioni,secondo Garcilaso de La Vega, furono quattro gli architetti che diressero l'opera I lavori durarono circa 70 anni e furono utilizzati 20.000 lavoratori 
La costruzione è così peculiare per via della grandezza di alcune pietre. Le pietre furono incastrate con una precisione quasi inimmaginabile. Risulta quasi inesplicabile per noi capire come gli Incas poterono tagliare con tale maestria le pietre, per cui tra una e l'altra non passa la lamina di un coltello. Una tecnica che si è rivelata vincente anche contro i terremoti. Anche Sacsayhuaman dispone di un sistema di passaggi sotterranei noto come Chincanas che collegano la fortezza ad altre rovine inca in Cuzco.Diverse persone sono morte dopo essersi perdute cercando un presunto tesoro sepolto lungo i passaggi.Ciò ha portato la città di Cuzco a bloccare l'ingresso principale per le chicanas in Sacsayhuaman. Durante la mia visita questo passaggio era aperto ma naturalmente non si poteva entrare.

A Proposito di gallerie, Due turisti  raccontano che  a Machu Pichu entrarono in una galleria e si persero nessuno li ritrovò e li diedero per dispersi, ma dopo due giorni e mezzo uscirono in mezzo a una messa in una Chiesa di Cuzco, una chiesa costruita sopra un antico tempio inca.

Ho letto la cronaca di Akakor.  Akakor è un ipotetico  regno sotterraneo  descritto nel libro La cronaca di Akakor  del giornalista tedesco  Karl Brugger   dove si dice che il popolo dei viracochas (indiani europoidi bianchi) sopravvisse alla prima catastrofe che cambiò la faccia della terra, e poi a una seconda catastrofe 6000 anni dopo che inondò  d'acqua tutta la terra, sopravvissero dentro i tunnel sotterranei dove ancora usano città sotterrane per vivere e per non essere trovati, la città principale di tutte era Akakor, da dove derivano le altre civiltà 



 Tiahuanaco 
                                                 
sudamericane precolombine, in particolare Tiahuanaco che si dice su varie fonti e non ultima le ipotesi degli archeologi che avesse origine da una civiltà nell'amazzonia in quanto resti di una civiltà analoga a Tiahuanaco sono lungo un percorso che si addentra nell'amazzonia. (Tiahuanaco non è inca, ma è la città più antica conosciuta in sudamerica) si trova in Bolivia sulla riva del lago titicaca, e sono le rovine della civilizzazione degli uomini venuti dal pianeta blu. Di questo ne parlerò in un prossimo post.  Nel libro della cronaca si dice che viracocha fosse un akakoriano membro delle tribù alleate unite che fu espulso da akakor per aver commesso un crimine e non volersi pentire e si dice che poi fondò un altro impero alternativo al primo impero di akakor, nella città di Cuzco, cioè gli Inca. Viracocha si fece adorare come un dio e impose l'idolatria, mentre gli akakoriani non sono idolatri semplicemente venerano la memoria degli antenati che insegnarono loro a sopravvivere e i rudimenti della civiltà, inoltre si dice che possiedono la cronaca vera di Akakor scritta in quechua, una lingua usata tutt'oggi, ma della quale non si sapeva che avesse una scrittura, ma nel libro si spiega che solo quelli della città di Akakor potevano imparare la scrittura in quechua. Adesso proseguiamo a parlare di questa affascinante città. Il nostro obbiettivo è quello di visitare Machu Picchu la famosa città perdita degli Incas. Per 


                              Machu Picchu

andarci ci sono diverse alternative: la più affascinante e avventurosa è quella di noleggiare una tenda e  tutto ciò che occorre per campeggiare all’aperto e con un clima  che va dal caldo umido al freddo e piogge quando si sale di quota, seguendo i vari cammini tribali,  e si possono impiegare dai 3 ai 5 giorni. Noi optiamo di andarci con il  treno. So che oggi ci sono diverse classi di treno dalla più economica al più caro,  quando ci siamo stati noi cera solo ed esclusivamente un treno.
Si parte dalla stazione di Cuzco un po presto e cioè alle 6,00 della mattina  ma necessario se si vuole raggiungere Machu Picchu, visitarla e tornare a Cusco in una sola giornata. Infatti, anche se i chilometri da percorrere sono soltanto 94, il viaggio in treno dura quasi tre ore e mezzo. Questo accade per diversi motivi: in alcuni punti la strada, che percorre il Valle Sagrado costeggiando il Rio Urubamba, è parecchio accidentata (ci sono tratti in cui i binari distano pochi centimetri dall’argine del fiume), senza contare che la moderata velocità del treno permette di godersi il panorama dalle grandi finestre situata al lato dei sedili come anche sul soffitto del treno e scattare foto decenti, il che, visto il paesaggio, non è poco. Inoltre, c’ è da considerare il significativo dislivello tra le due città: mentre Poroy si trova a circa 3500 metri, la cittadina ai piedi della montagna, Aguascalientes, altrimenti conosciuta come Machu Picchu Pueblo, raggiunge “solo” i 2040. Ciò significa che nel limitato tratto di strada, il treno dovrà scendere di almeno 1000 metri, cosa non facilissima, ma risolta proprio grazie agli ingegnosi Inca.

- ISOLA DI KOS -

Tra storia, mare e silenzi antichi ​ Kos offre un viaggio tra storia e mare, con antiche rovine, l’albero di Ippocrate e il villaggio di Pyl...