martedì 18 giugno 2013

MEXICO - Meravigliosa Baya California


MEXICO - MERAVIGLIOSA BAYA CALIFORNIA





Come promesso eccomi qui a parlare di  questa meravigliosa  striscia di terra lunga 1700 dal nome. Baya California che va dalla città di Tijuana al confine con gli Usa, chiamata anche “la grande cicatrice”. Il luogo dove decine di migliaia di messicani cercano di catapultarsi dal terzo al primo mondo al prezzo di una notte di paura nel deserto. Cercano in 20.000 ogni anno di attraversare un confine, uno dei pochi al mondo, che mette faccia a faccia il ricco e il povero, con le loro lingue e filosofie diverse. Da Tijuana lungo questa striscia di terra  fino al  punto in cui il Mare di Cortes si unisce all’Atlantico con schiaffi, tuffi, maree e risacche da far tremare la terra. E quel punto è Cabo San Lucas, che sembra abbia subito più il fascino dei ricchi turisti statunitensi che quello delle forze della natura che lì si danno convegno generando giornate di sole con acque tranquille o giornate con fragori di tempesta e onde alte come torri. Per visitare La Baya  avevamo noleggiato un’auto, la prima raccomandazione del concessionario fu : fare sempre benzina perché si rischia di rimanere in pieno deserto senza. Infatti  ci hanno messo alla prova del sole, del calore, della pazienza i 320 infiniti km che c’erano tra una pompa di benzina e l’altra, arrivammo al rifornimento successivo quasi “soffiando dietro” per guadagnare strada con il serbatoio ormai secco, avvinghiandomi infine al maledetto bocchettone di gasolina come un naufrago alla scialuppa. 



Il Deserto che Vive”, così può essere identificata la Baja California, regione ai confini di un mondo che è riuscito a mantenere intatta una propria personalità imprevedibile e selvaggia come la natura che la ricopre e che la circonda. In grado di offrire offre a chi la visita uno spettacolo unico con la quiete dei suoi deserti di cactus, le spiagge senza fine, i colori unici del mare, le balene, i leoni marini, i delfini… e ancora, le incredibili formazioni rocciose, il cielo limpido ed azzurro, la grande varietà di uccelli. 


Leoni Marini


Le balene creature straordinarie che più di altre possono darci un’idea di quanto sia meravigliosa e sorprendente la natura. L’osservazione delle balene spinge ogni anno migliaia di persone a spostarsi da un capo all’altro della terra, per non rinunciare all’emozione di uno spettacolo unico.

Balene  nella Baya Magdalena 


E la Baja California offre alcuni dei posti più belli del mondo in cui vivere un’indimenticabile esperienza a diretto contatto con questi incredibili cetacei. Ogni anno, infatti, le balene grigie compiono una migrazione anche di 10.000 km per spostarsi dal Mare di Bering, dalle coste dell’Alaska e della provincia canadese della British Columbia, fino alle tiepide acque della Baja California. Possono essere avvistate pressoché ovunque lungo la costa pacifica, ma il vero spettacolo e di gran lunga il più emozionante è quello di poterle vedere da vicino, navigando nelle varie lagune, veri e propri laghi salati, dove le balene stesse decidono di soggiornare per partorire. Se si esce in mare in cerca delle balene, da gennaio a marzo, si può star certi che in Baja California non si avranno delusioni. E la stagione delle balene, se il clima è propizio, può prolungarsi anche fino a metà aprile. Il governo messicano è molto attento e impegnato nella salvaguardia di queste creature nonché nel monitoraggio dei flussi migratori, ricevendo per questo anche riconoscimenti a livello internazionale. I migliori luoghi d’avvistamento, da nord verso sud, sono la Laguna Ojo de Liebre, la Laguna di San Ignacio e la Laguna di Bahìa Magdalena (dove siamo stati noi), La Laguna Ojo de Liebre, immediatamente a sud di Guerrero Negro è il luogo in cui statisticamente si concentra il maggior numero di balene. La Laguna di San Ignacio, anch’essa molto frequentata, è probabilmente il posto più incantevole e suggestivo. Altrettanto suggestiva, nel sud, la laguna di Bahìa Magdalena.


 

La Baja California è considerata il “giardino dei cactus” del Messico. Cactus di tutte le forme e dimensioni domina la vegetazione della Penisola, creando un fantastico contrasto con il blu del mare. I cactus sono comuni in tutto il Nuovo Mondo e si trovano dal Canada alla Patagonia, dal Pacifico all’Atlantico, dal livello del mare fino 4500 m, nella giungla e nel deserto ma la più grande diversità di specie si trova nel zona sud ovest del Nord America. Solo nel Messico del Nord ci sono 1.000 specie e in Baja California almeno 120, di cui almeno la metà sono endemici. La maggioranza dei cactus fiorisce solo per alcuni giorni e i fiori hanno bellissimi colori che variano dal bianco al giallo o dal rosso al viola. Alcuni tipi di cactus fioriscono solo di notte e, a differenza di quelli diurni che attraggono uccelli e farfalle, quelli notturni sono impollinati da pipistrelli o insetti. In Baja California i cactus sono molto importanti per l’ecosistema e provvedono al cibo e alle necessità di molti animali. Il “cardon”, il più grande cactus del mondo, può raggiungere i 20 metri di altezza e circa 5 metri di larghezza. Può pesare fino a 12 tonnellate e raddoppia le piogge sono copiose può raggiungere l’età di 200 anni. Questi tipi di cactus sono molto importanti per gli uccelli, che lo usano per costruire i loro nidi e per crescere i loro piccoli. I picchi aprono dei buchi nella sua corteccia ogni primavera e oltre a questi uccelli, molti altri usano i buchi come riparo. Persino le iguana!! I frutti del cactus sono un’importante sorgente di cibo quando nel deserto l’acqua è scarsa. La polpa contiene semi molto nutrienti che sono molto apprezzati da coyote, volpi, roditori e insetti. Anche l’uomo non li disdegna: infatti gli Indiani li hanno usati per lungo tempo per preparare sciroppi, conserve e vino. Il frutto del cactus “canne d’organo” raggiunge anche le dimensioni di una pallina da tennis. Ma il cactus è molto altro: i primi colonizzatori lo utilizzavano come materiale da costruzione o carburante e le spine erano degli attrezzi o ami per pescare. Ai giorni d’oggi viene piantato vicino alle abitazioni come protezione contro animali indesiderati, utilizzato nell’industria cosmetica per le sue sostanze rinfrescanti che hanno un effetto rinvigorente per la pelle e nella medicina in quanto, dal peyote, si ricava la “mescaline”, sostanza usata per alzare la pressione sanguigna. Nella pianura di Magdalena si può trovare il “cactus del diavolo”, una specie di cactus che rotola nel deserto e che riesce anche a sormontare degli ostacoli. Cresce durante il suo percorso, mette le radici ed infine si secca ma i suoi germogli continuano a vivere separatamente. Purtroppo a causa delle irrigazioni, dell’agricoltura e la raccolta da parte di collezionisti hanno reso il “cactus del diavolo” e numerose altre specie molto rare. Per questo motivo è stata fatta??? una legge che determina che nessun cactus possa essere rimosso dal posto in cui cresce, neppure in Messico. Adesso parliamo delle spiaggie, la penisola messicana della Baja California offre 1.500 chilometri di splendidi paesaggi, racchiusi tra due mari, il pacifico ed il golfo del Messico. Con spiagge tra le più belle del mondo e località incantevoli e languide, nel tipico stile messicano. 




Un territorio unico, caratterizzato da differenti situazioni climatiche che ne mutano continuamente l'aspetto, dalle spiagge mitiche dei surfisti al deserto dell'interno. Una destinazione ancora poco nota ai turisti italiani, per un viaggio dedicato a chi vuole un contatto diretto con una natura ancora incontaminata. Migliaia di chilometri di costa, per lo più costituiti da spiagge di sabbia fina intercalate da calette rocciose, si estendono sia su un lato che sull'altro. 






Chiusa a nord dalla presenza del deserto di Altar, la penisola è tagliata in due all'altezza del 28° parallelo, con la regione del settentrionale, che va dal confine con gli Stati Uniti giù per 700 chilometri sino a Guerrero Negro, e quella del sud che porta sino a Cabo San Luca ed ha un fuso orario differente. Parlare e raccontare delle spiagge della Baya California più che descriverle lasciero il compito alle immagine. Iniziamo con la spiaggia che si trova a mezz'ora di barca da Loreto a  Isla Coronado, una delle più belle della Baja California, paradiso dello snorkeling e del kayaking. Recentemente dichiarata parco marino protetto insieme ad altre sei isole limitrofe di cui comunque resta la più bella, Coronado ha due caratteristiche principali che ne fanno un vero paradiso. 


Anzitutto, delle spiagge favolose, con sabbia bianchissima ed un mare trasparentissimo. In secondo luogo, i suoi unici abitanti: una colonia di simpatici leoni marini che vivono nella parte rocciosa dell'isola. Più a sud troviamo La Paz che è considerata una delle città più autenticamente messicane della penisola. Bello soprattutto il Malecón, affascinante passeggiata sul lungomare fiancheggiata da palme e da edifici dalle sfumature color pastello. Anche se la principale attrattiva resta la pesca sportiva, ma molto belle sono anche le spiagge a pochi km di distanza  quella di Balandra e Tecolote dalla sabbia bianca e dalle acque cristalline. Siamo ormai alla punta estrema della penisola,
















Cabo San Lucas. Fino a qualche anno fa qui si trovava solo un piccolo villaggio di pescatori, San José del Cabo, ma l'incremento del turismo l'ha trasformato nel centro dell'attività turistica nella zona, con lussuosissimi e un po' inquietanti alberghi a cinque stelle, ristoranti di tutti i tipi e locali notturni. A San José restano da ammirare solo la vecchia Plaza Mijares con la chiesa di San José, costruita nel 1940 sulle rovine della vecchia missione settecentesca, ed il Paseo Mijares. 

San Jose - Los Arcos


Caratteristico di questa località è Los Arcos, un arco di roccia nel punto più estremo della penisola, dove il mar De Cortéz si unisce alle fredde acque dell'Oceano Pacifico creando correnti fortissime e lo spettacolo di alte onde che si infrangono sulla costa e dando luogo ad una delle zone più pescose del mondo. 


La fascia di terra che collega San Jos&ea cute; del Cabo a Cabo San Lucas, il "Corredor", offre luoghi meravigliosi, dove rocce a strapiombo sul mare si alternano ad alcune tra le più belle spiagge come Playa Cileno, Santa Maria, Barco Varado e Palmilla. Mi ero promesso che un giorno sarei ritornato forse non escludo che presto lo farò. “IL MEXICO NON SI DISCUTE SI AMA” J

sabato 15 giugno 2013

I MIEI VIAGGI IN MEXICO



I MIEI VIAGGI IN MEXICO


 



- 1^ Volta 1990 -
Mexico City - D.F - Puebla - Guerrero - Aoxaca - Chiapas - Campece - Yucatan 




- 2^ Volta 2000 -
Mexico Citi D.F - Sinaloa - Chihuahua - Baya California Sur
























3^ volta 2019 - 
Yucatan - Campeche - Quintana Roo

Ho visitato tre volte questo meraviglioso paese: la prima volta nel 1990 quando, avendo a disposizione 35 giorni, mi sono addentrato nella parte sud da Città del Messico all’Ycatan, la seconda nel 2000 quando in 40 giorni mi sono mosso alla scoperta del  nord: dalla capitale Mexico City sono passato a Durango, poi a Chihuahua e da qui con il ferrocarril  a Crel,  a Divisadero  fino a Los Mocis.  La terza volta, dopo anni siamo ritornati nel sud per 20 giorni circa per rivedere e scoprire nuovi luoghi come lo stato del Quintana Roo.  Nel 2000 durante il nostro secondo   viaggio  abbiamo avuto  modo di 


Barranca Del Cobre

conoscere la meravigliosa Barranca Del Cobre, di ammirare rari intrecci di gole aggettanti nelle viscere della terra fra pini e abeti, grotte e rocce. Ho visto cieli di color cobalto, aspre cime rocciose, conifere secolari, laghi incantati, un dedalo di canyon avvolto da vegetazione tropicale esteso per 2000 kmq e formato da oltre 200 valli che danno vita a un sistema orografico costituito da cinque barrancas comunicanti tra loro molto profondi e con una estensione di quattro volte quella del Gran Canyon dell’Arizona, abitate dagli indios 



Tarahumara, popolo timido e silenzioso le cui donne sono dediti alla  costruzione e vendita di bamboline di pezza e fili multicolori di lana e minuscole sedie nella stazioncina azzurra  e bianca di Divisadero.



Da qui si possono scoprire luoghi incantevoli come grotte adibite ad abitazione dove vivono gli indios dai piedi leggeri, cascate e canyon più nascosti
Da Divisadero ha inizio la grande e pazza  discesa verso il mare, una discesa da ottovolante tra foreste cascate e piccole stazioni  prese d’assalto dai venditori ambulanti che offrono pannocchie di mais cotte al vapore e il dolcissimo quesa de tuna biscotto a base  di noci, pinoli, mandorle e arachidi.


La vegetazione cambia man mano che si scende di quota: dalle aghifoglie si passa agli enormi cactus a candelabro, agli ibischi, alle coloratissime bungavillee, alle palme, ai banani.


L’aria si fa sempre più calda e umida fino ad arrivare alla città di Los Mochis, il Luogo delle Tartarughe. A 20 km si apre la baia di Topolobamb, la terza insenatura più grande del mondo, da qui partono i traghetti per la Baya  California Sur.

Il Mexico! Un paese unico, terra di profumi, di sapori, di colori e di ricchezze minerarie strappate alla popolazione da secoli di colonizzazione e sfruttamento che però non sono riuscite a togliere al popolo messicano una identità forte, sicura, orgogliosa e mai sottomessa al grande vicino: gli Stati Uniti d’America, miraggio purtroppo spesso mortale di tante persone in fuga dal proprio destino di campesinos con salario minimo di pochi pesos al giorno.
Il Messico è un paese che mi ha sempre affascinato per i suoi colori, la sua storia, la sua cultura, la sua gente, per essere senza tempo, una terra di violenti contrasti, di storia millenaria dagli Olmechi e Zapoteca agli antichi Aztechi e Maya fino ai moderni yuppies che si aggirano a Città del Messico.
Gli Olmechi possono essere considerati i padri di ogni cultura messicana esercitando una forte influenza sulle civiltà posteriori. A loro si deve l’introduzione della scrittura geroglifica, del calendario rituale, la costruzione dei primi centri cerimoniali come ad esempio il sito archeologico di La Venta nella moderna città di Veracruz.

MONTE ALBAN

Il Messico è pieno di testimonianze eccezionali: la città antica di Monte Alban è sicuramente il simbolo di quello che fu il centro più importante della civiltà post-olmeca. 



Capitale della civiltà zapoteca, nella odierna città di Oaxaca, costruita sulla sommità di una montagna che venne livellata per 610 metri di lunghezza e per 245 di larghezza: fu un impresa monumentale a testimonianza di quello che fu la grandezza della civiltà zapoteca.


La civiltà che però ha sempre affascinato il mondo intero è sicuramente quella MAYA. Si sviluppò in un periodo che va dal 250 d.C. al 900 d.C. (detto classico) sugli altopiani del Chiapas, del Guatemala e nelle pianure dello Yucatan. I Maya furono senza dubbio artisti ed architetti tra i più grandi del continente americano e ne sono testimonianza le grandi piramidi-tempio immerse nella giungla giunte fino a nostri tempi. Un’aura di mistero avvolge le rovine maestose di questo popolo, ma purtroppo poco si è salvato dei loro codici, alimentando così teorie extraterresti o catastrofiche come la tanto annunciata fine del mondo nel 2012… anche se siamo ancora qua.

La scomparsa dei Maya è uno dei misteri più antichi e probabilmente affascinanti del mondo. Cosa provocò la scomparsa  del misterioso popolo? A tal proposito sono state fatte congetture ed ipotesi e si sono sviluppate tesi più o meno scientifiche. La materia è particolarmente dibattuta, ma per la prima volta, un team internazionale di ricercatori, ha saputo ricostruire una nuova verità, confrontando  dati sull’ambiente e sulle condizioni climatiche, con quelli sulla situazione sociale e politica dei Maya. I risultati  sono stati pubblicati sulla  rivista Science
Come mai i Maya che erano: abili agricoltori, statisti,  guerrieri, che hanno creato calendari, realizzato magnifiche opere d’arte e d’architettura, nel giro di circa 80 anni sono  caduti completamente a pezzi?
Dopo vari studi fatti sull’ambiente sui monumenti e su tutto ciò che potesse aiutare a risolvere questo enigma, la risposta forse ci viene dallo studio di una stalagmite, in una grotta in Belize a meno di 1 km dal sito Maya di Uxbenka e circa a 18 miglia da tre altri centri importanti, ha invece permesso al team di ricerca di ottenere informazioni della massima importanza.

Palenque è un sito archeologico maya situato nello stato messicano del Chiapas,

Attraverso gli isotopi di ossigeno, gli scienziati hanno potuto stabilire i livelli di pioggia  nel corso degli ultimi 2.000 anni:  durante il primo periodo della civiltà classica Maya, nella regione si sarebbero verificate precipitazioni decisamente abbondanti, fattore che avrebbe contribuito all’espansione della civiltà.      I periodi di elevata piovosità hanno coinciso con un aumento della popolazione e dei centri politici tra il 300 e il 660 dC. Un’inversione di tendenza del clima (più secco) generò, nel complesso, una maggiore instabilità socio-politica e il periodo di siccità forte e prolungata registrato tra il 1020 e il 1100 dC, si tradusse in cattivi raccolti, morte, carestie, migrazioni e, in ultima analisi, nel tramonto della popolazione Maya.


A lungo si è ipotizzato che gli eventi atmosferici avessero giocato un ruolo fondamentale in seno alla società Maya, causando notevoli fermenti politici ed esponendo la popolazione a carestie e malattie. Per questo i Maya cercarono di spingersi sempre più a sud alla ricerca di un  clima più favorevole ma pare che non siano riusciti ad andare oltre il Salvador.  Ora sembra certo che il clima abbia giocato un ruolo da protagonista nell’arco di tutta la storia dei Maya, dagli albori al declino.
Vi sono prove concrete e tangibili di tale correlazione. 
Il destino dei Maya, deve farci riflettere  ed essere un monito su quanto anche le nostre strutture politiche e economiche possano essere fragili e su quanto il destino delle civiltà possa essere connesso ad eventi climatici non dipendenti dalla nostra volontà. Questa la tesi postulata da studiosi quali:  Douglas Kennett della Pennsylvania State University e Sebastian Breitenbach di Eidgenössische Technische Hochschule in Svizzera.
Ovviamente per chi come me non condivide questa tesi la scomparsa del popolo Maya appare ancora misterioso  ed affascinante.
Nei prossimi post scriverò di più delle bellezze naturali di questo  fantastico paese con un salto nella meravigliosa Baya California visitata nel mio secondo viaggio in questo paese.  


giovedì 13 giugno 2013

BELIZE - Un angolo di Paradiso


ITACA
"Non perdere di vista Itaca,

poiché giungervi è il tuo destino. 

Ma non affrettare i tuoi passi;

è meglio che il viaggio duri molti anni
e la tua nave getti l'ancora sull'isola
quando ti sarai arricchito di ciò che hai conosciuto nel cammino.
Non aspettarti che Itaca ti dia altre ricchezze. 
Itaca ti ha già dato un bel viaggio;
senza Itaca, tu non saresti mai partito.
Essa ti ha già dato tutto, e null'altro può darti"

K.Kavafis

mercoledì 12 giugno 2013

Federico Jose BRUNO - La madre di Jose bruno mi racconta La storia di suo figlio. Un giovane reporter Argentino di origine Sallorenzana, Assassinato nella jungla Colobiana


Federico josè Bruno




La storia di Federico josè Bruno, un giovane reporter Argentino ucciso il 4 di Settembre del 1998 dai militari Colombiani mentre svolgeva il suo lavoro di Reporter nella giungla, regione Bucaramanga, Santander. Se noi sappiamo e vediamo la sofferenza di un popolo è grazie a gente come Federico che rischiano e danno la vita per raccontare e denunciare la vera realtà di un popolo. Federico voleva raccontare con la sua macchina fotografica la sua Colombia quella che lui vedeva, sofferenza, disperazione e fame di un popolo dilaniata da anni di guerra civile. Federico per questo ha dato la vita. Quasi tutto il materiale grafico fotografico prodotto dal giugno 1997 al 4 settembre del 1998 si trova da qualche parte in Colombia, forse anzi sicuramente documentazione molto forte per questo tenuta nascosta da qualche parte. 
I genitori da anni lottano e cercano per recuperare questo materiale. In queste pagine c'è solo una piccola parte delle lettere inviate durante questo periodo.
(Vincenzo Tarantino)



lunedì 3 giugno 2013

ANDALUSIA

ANDALUSIA.

L'Andalusia è una terra magica, a partire dal nome, che deriva da Al Andalus, il termine che corrisponde a "Paradiso" con il quale gli arabi indicavano l'intera Penisola Iberica. La regione, la seconda per estensione in Spagna, è un piccolo compendio, se non dell'universo, almeno dell'Europa meridionale. Sole e mare a volontà da Almeria a Torremolinos, da Marbella alla Costa de la Luz. Ma anche le alte cime della Sierra Nevada e le mille gradazioni di colore di un paesaggio in cui convivono deserto e campagna, pascoli, viti, uliveti e zone umide e paludose come lo stagno di Fuente Piedra, vicino Antequera, e le Marismas create dall'ultima parte del corso del Guadalquivir, che costituiscono l'esteso Parco di Doñana, luogo privilegiato di passaggio di uccelli migratori sulla rotta tra Africa e Europa. E poi c'è la gente di Andalusia, calorosa e ospitale e orgogliosa della propria storia, dei propri costumi e del proprio territorio. Terra di colori, calore, sapori e musica, la regione ha anche un ricchissimo patrimonio artistico. Ecco, in breve, alcuni dei tantissimi itinerari possibili.



Los Canos De Meca

Los Canos De Meca

Ronda - l'arena -


L’arena di Ronda è una delle più importanti, eleganti e antiche di tutta la Spagna. Fu inaugurata nel 1785 e il suo fascino è dovuto alle leggendarie imprese che qui hanno compiuto grandi toreri come Francisco, Juan e Pedro Romero. Nel museo dell’arena si trovano importanti testimonianze e cimeli, come i costumi dei toreri e fotografie di celebri personaggi, ad esempio Orson Wells e Hemingway, appassionati della corrida.

Ronda

Ronda

Ronda




domenica 2 giugno 2013

PORTOGALLO - ALGARVE -



 PORTOGALLO


Il Portogallo, paese che vanta una ricca storia di navigazione marittima e scoperte, si affaccia dalla penisola iberica sull’Oceano Atlantico. La storia del Portogallo ha avuto un impatto duraturo sulla cultura del paese: l’influenza moresca ed orientale sull’architettura e sulle arti è notevole.
Negli ultimi tremila anni si sono susseguite numerosissime civiltà in Portogallo. Le culture fenicia, greca, celtica, cartaginese, romana e araba hanno tutte lasciato tracce. Nel XV secolo gli intrepidi esploratori marittimi portoghesi, guidati da Vasco de Gama, hanno scoperto nuovi territori, che hanno a poco a poco portato alla nascita di un vero e proprio impero portoghese d’oltremare

"Non ci sono per me fiori che siano pari 
al cromatismo di Lisbona sotto il sole".  ( F. Pessoa)




La capitale del Portogallo è una delle capitali più affascinanti d'Europa: luminosa, 
calda, signorile e popolare allo stesso tempo. Lisbona si staglia nel cielo azzurro, 
con l'ocra e i colori pastello delle antiche case, delle chiese, delle torri e dei campanili





LISBONA - Torre de Belem -

La Torre di Belem, un luogo pieno di suggestioni che ha la caratteristica di sorgere in prossimità della riva. La Torre, che venne costruita nel 1515, serviva da fortezza a guardia dell'ingresso del porto di Lisbona ed era un tempo su un isolotto, trovandosi in mezzo alla foce del Tago. Con il terremoto del 1755 l'isolotto si è spostato e si è avvicinato alla sponda. Questo è stato il punto di partenza simbolico per molti dei famosi viaggi di esplorazione portoghesi, e per i marinai rappresentava l'ultima immagine che vedevano della loro terra. La torre fu fatta edificare, su progetto di Francisco de Arruda, per celebrare la scoperta della rotta per l'India da parte del navigatore portoghese Vasco de Gama. De Arruda, aveva già lavorato su  fortificazioni portoghesi in Marocco e questo spiega la presenza di torri di guardia in stile moresco e di altre influenze moresche. 





L'Algarve, la provincia piú piccola del sud del Portogallo, ci offre una costa affascinante in cui le capricciose forme rocciose dell'ovest contrastano con le ampie e ondulate spiagge dell'Algarve sabbioso. La regione dispone di spiagge e paesaggi naturali bellissimi ed è la principale regione turistica portoghese. La massima elevazione è la Serra de Monchique. Uno dei maggiori complessi turistici europei si trova in Algarve: si tratta di Vilamoura, vicino alla spiaggia di Falésia (comune di Loulé).
Fu l'ultima parte del Portogallo ad essere conquistato definitivamente dai Mori, durante il regno di Don Alfonso III. Nei secoli XIV e XV era in funzione a Sagres, nell'estremo sud-ovest, vicino a Capo de São Vicente, una scuola di navigazione e cartografia, fondata dall'infante Don Enrique (figlio del re Giovanni I), fondamentale durante l'epoca delle 
scoperte portoghesi.


ALGARVE - Albufeira -

Albufeira è un antico porto situato sulla parte meridionale del Portogallo. Le sue spiagge 
come anche il mare turchese l'hanno resa uno dei principali centri turistici de l'Algarve

ALGARVE - Albufeira -


ALGARVE - Albufeira -


ALGARVE - Albufeira -


ALGARVE - Albufeira -Cais De Novu Mundo






ALGARVE - Sagres -

ALGARVE - Sagres -


ALGARVE - Sagres -












- ISOLA DI KOS -

Tra storia, mare e silenzi antichi ​ Kos offre un viaggio tra storia e mare, con antiche rovine, l’albero di Ippocrate e il villaggio di Pyl...