giovedì 18 luglio 2013

QUARANTA GIORNI NEL MERAVIGLIOSO ORIENTE - Sumatra – Giava – Bali – Sulawesi


ANNI OTTANTA - UN VIAGGIO DI QUARANTA GIORNI
NEL MERAVIGLIOSO ORIENTE
Sumatra – Giava – Bali – Sulawesi


Dopo il nostro primo viaggio di due mesi in America Latina, già al ritorno in aereo nasceva l’idea del prossimo viaggio che avremmo intrapreso l’anno successivo. In simultanea pensammo all’Oriente. Un nome magico misterioso affascinante. Un continente immenso che racchiudeva una moltitudine di etnie fra i suoi quasi 4 miliardi di abitanti (il 60% della popolazione mondiale). ma dove andare? Qual’era il paese più misterioso se non l’Indonesia?  Con la selvaggia e disabitata Sumatra, la popolosa e più importante Giava, la misteriosa e montuosa contorta isola Sulawesi, quel paradiso perduto che è il gioiello dell’arcipelago indonesiano cioè Bali, definita l’isola dell’amore libero, paradiso perduto e ritrovato, nato da un gruppo di artisti e intellettuali europei che si stabilirono negli anni venti e trenta con l’illusione di fuggire dalla civiltà europea e da tutti i sui drammi in quella disabitata striscia di sabbia bianca che era Kuta beach? oggi purtroppo irriconoscibile. E’ proprio vero che turismo e paradiso sono caratteristiche innegabili quanto incompatibili perché più rapidamente i paradisi seducono i turisti, tanto più rapidamente i turisti riducono i paradisi. Quindi in seguito decidemmo per andare a scoprire questa parte di mondo. Quaranta giorni ci sembravano perfetti per visitare una piccola parte dell’immensa Indonesia. Il mesi che seguirono li passammo alla ricerca prima di tutto del volo più economico che si rivelò  quello della compagnia  Indonesiana “Air Garuda” e poi di tutte le informazioni necessarie e utili per il nostro viaggio.
…Gli zaini erano già pronti da alcuni giorni, anche questa volta come è successo l’anno precedente del nostro primo viaggio, l’emozione e l’adrenalina saliva sempre di più man mano che il giorno della partenza si avvicinava. 
Finalmente la mattina del 19 Novembre con un volo Alitalia  partimmo da Milano per Roma e dopo 4 ore d’attesa a Fiumicino  decollammo per la nostra sognata Indonesia.
Da Giacarta  raggiungemmo Medan, una città che subito si è rivelata caotica e caldissima. Trovammo una piccola guesthouse il tempo di una doccia e via alla stazione dei bus ad acquistare I biglietti per Bukit Lawang a lla ricerca degli orangutan…..

Con il prossimo post ci inoltreremo nella jungla per vedere e ammirare gli orangutan






domenica 14 luglio 2013

TIAHUANACO (Bolivia ) Gli enigmi di un antico sito Boliviano - Tra storia e leggenda di un popolo, fu fondata davvero dagli extraterrestri?


TIAHUANACO
fu fondata davvero dagli extraterrestri? 


Come promesso nel post precedente, andiamo ora  alla scoperta di questo straordinario complesso che è Tiahuanaco
In Bolivia su un grande altipiano che si estende fino al Perù meridionale, a quindici chilometri dal Titicaca (il più alto lago navigabile del mondo), si trova Tiahuanaco, un monumentale sito archeologico, ricco di splendidi edifici e di colossali sculture di pietra. A 3800 metri sul livello del mare, Tiahuanaco è stata la città più alta dell'intero continente americano e forse del mondo.




Quello che stupisce di questa antica città, è la sua imponenza. I monumenti più importanti della città sono disposti intorno all'Akapana, una grossa piattaforma di pietra (200 metri di lunghezza e 15 d'altezza) composta da enormi lastroni di andesite, una pietra durissima, ciascuno del peso di oltre 100 tonnellate e che, molto probabilmente, furono trasportati per via fluviale e terrestre da cave lontane. Vicino all'Akapana sorge un tempio composto da un recinto rettangolare, chiamato Kalasasaya, i cui muri sono costellati di grossi pilastri d'arenaria, alternati a blocchi di pietra più piccoli. All'interno del tempio troviamo due grandi statue - chiamate dagli Archeologi "El Fraile".






Entriamo nella leggenda- Il ricercatore Graham Hancock, nel suo libro Impronte degli Dei afferma trattarsi di uomini dalla coda di pesce che, nell'antica tradizione locale, venivano chiamati "Chullua" o "Umantua", gli Dei del lago Titicaca. Non molto distante dal Kalasasaya si trovano il Putuni, un vasto complesso monumentale, e il Pumapunku, un'altra grande piattaforma in pietra, alta 5 metri e lunga 150 metri, raggiungibili entrambi superando alcune grandi porte dislocate intorno all'area urbana. La più famosa è l'enorme monolito detto la "Porta del Sole", un lastrone di andesite, interamente e finemente scolpito. 


Puma Punku, in Bolivia, è uno dei siti archeologici più intriganti e misteriosi dell'antichità. Posizionato sull'altopiano andino ad un'altezza di 4000 metri, con i suoi 14000 anni di età, si stima che quelle di Puma Punku siano tra le rovine più antiche della Terra. Nella lingua Aymara, il suo nome significa "La porta del Puma". Nessuno sa chi ha progettato e costruito Puma Punku, ne quale fosse il suo utilizzo. Se è vero, come è vero, che il sito risale al 12000 a.C., come hanno fatto gli uomini del neolitico a scolpire le enormi lastre di Puma Punku con una precisione millimetrica? E quale è stata la causa delle distruzione del sito? Chi ha costruito Puma Punku, antichi esseri umani tecnologicamente avanzati, oppure antichi astronauti in visita sulla Terra? A queste domande, e a molte altre, gli archeologi non sanno rispondere, ma una nuova scoperta potrebbe fornire nuove e inattese risposte.
Puma Punko è la precisione millimetrica con la quale sono stati realizzati i blocchi di pietra a forma di H, tutti delle stesse dimensioni. L'impressione che si ha, è quella di produzione in serie, come se si fosse utilizzato uno stampo. La levigatura dei blocchi è incredibilmente liscia, i solchi millimetrici praticamente perfetti e le scanalature negli angoli dei blocchi di pietra fanno immaginare una sorta di assemblaggio ad incastro. Come hanno fatto gli uomini del neolitico ad ottenere tale precisione. I blocchi di Puma Punku sono fatti di granito e di diorite. La diorite è una roccia di origine vulcanica dura quasi come il diamante. Inoltre, le cave di diorite più vicine al sito si trovano ad oltre 60 km di distanza. Come hanno fatto a trasportare quei blocchi di pietra di svariate tonnellate su un percorso così lungo? Nelle leggende dei locali, si raconta che il vicino tempio di Tiahuanaco (o Tiwanaku) sia stato costruito in un antico passato dagli uomini del posto per commemorare l'arrivo degli dei del cielo nella vicina 





Puma Punku. Quando i conquistadores scoprirono il sito, chiesero agli inca cosa fosse Puma Punku ottenendo questa risposta: "Non l'abbiamo costruita noi e neanche i nostri padri”. “L'hanno costruita gli dei in una sola notte". E' possibile che Puma Punku sia stata costruita da antichi extraterrestri venuti sulla Terra e scambiati per divinità dai nostri antenati a causa della loro tecnologia avanzata? Oppure, gli dei di cui parlano gli inca non sono altro che gli antichi superstiti di Atlantide, impegnati a ricostruire la civiltà umana dopo il disastro del Diluvio Universale?
A questa, e ad altre domande, sperano di poter rispondere un gruppo di archeologi guidati da Domingo Mendoza. Utilizzando un radar penetrante (GPR), il team ha scoperto una grande anomalia nel sottosuolo di Puma Punku. Gli archeologi ritengono che si tratti di una camera artificiale realizzata dai costruttori del sito e che, probabilmente, si tratta di una tomba.



In una dichiarazione rilasciata a un giornale locale, il dott. Mendoza ha fornito alcuni dettagli della scoperta: si tratta di uno spazio che si trova ad una profondità di 4 metri, per poi svilupparsi fino a 11 metri; la camera è grande 4 metri per 5 e sembra essere vuota, a parte un unico grande oggetto rilevato dal radar, che gli archeologi pensano essere un sarcofago.


Il team è attualmente alla ricerca di una società di perforazione che possa creare un piccolo foro nella camera, in modo da poter inserire una piccola videocamera e capire esattamente la vera natura dell'anomalia. Se tutto procede secondo la tabella di marcia che si è dato Mendoza, le prime risposte dovrebbero arrivare entro le prossime settimane. Se la camera dovesse confermarsi di origine artificiale, non è escluso che possa organizzarsi anche una campagna di scavi per chiarire definitivamente il mistero.
Siamo sull'orlo di una scoperta incredibile? I misteri di Puma Punku potrebbero essere finalmente svelati? Riusciremo a trovare le prove di un antico intervento alieno nella costruzione del sito? Il Navigatore curioso rimane con le antenne puntate per seguire i risvolto di questa entusiasmante scoperta.
Ritorniamo a Tiahuanaco e al monolito più famoso  detto la "Porta del Sole .Secondo l'interpretazione ufficiale, la "Porta del Sole" rappresenterebbe un elaborato modello cosmologico, ma le figure decorative raccontano anche la leggenda, o forse la storia, della creazione dell'umanità, citata nei documenti di Garcilaso de la Vega, storiografo della Conquista. "Nell'era terziaria - scrive de la Vega - circa cinque milioni di anni fa, quando nessun essere umano esisteva e il nostro pianeta era popolato da animali fantastici, un'aeronave brillante come l'oro venne a posarsi sull'isola del Sole del lago Titicaca. Da essa discese un essere simile alle donne terrestri, ma con la testa conica, grandi orecchie e mani palmate, a quattro dita. Il suo nome era 'Orejona' (grandi orecchie) e proveniva dal pianeta Venere, le sue mani palmate deriverebbero dall'ambiente del pianeta, ricco d'acqua. Orejona camminava eretta come noi, era dotata d'intelligenza ed aveva il compito di creare l'umanità terrestre, mettendo al mondo settanta figli. Un giorno, creata la razza terrestre e compiuta la sua missione, o forse stanca della Terra e desiderosa di tornare su Venere, Orejona riprese il volo sull'astronave. I suoi figli, in seguito, procrearono a loro volta e la tribù sul lago Titicaca, rimasta fedele alla sua memoria, conservò i suoi riti religiosi e rappresentò il punto di partenza delle civiltà preincaiche. Ecco ciò che è scritto sulla porta del Sole a Tiahuanaco".


Nella leggenda di Orejona, chiamata "La Progenitrice", ricorre il mito, comune a molte culture, dell'umanità quale civiltà di origine cosmica. La descrizione morfologica di Orejona è associabile a quella degli uomini pesce, già raffigurati nel Kalasasaya della stessa Tiahuanaco e nelle leggende mesopotamiche degli Oannes, dei Kappas giapponesi e dei Dogon africani. Il particolare delle grandi orecchie è inoltre presente nei Moai dell'Isola di Pasqua, e nel Buddha dell'India, tutti idoli rappresentanti deità celesti. Sui bassorilievi in pietra e nei disegni rupestri di Tiahuanaco sono inoltre raffigurate creature a quattro dita e, proprio sulla Porta del Sole, Orejona è rappresentata nell'atto di discendere e creare le stirpi terrene.



Le leggende sembrano avere il sopravvento sulla storia di Tiahuanaco, sulla quale nulla di definitivo è stato ancora detto. Gli archeologi ritengono che essa sia stata edificata dagli Incas. Ma, quando Francisco Pizarro conquistò il Perù, gli Incas dissero di aver conosciuto la città quando era già in rovina (ed è rimasta uguale a 500 anni fa). Tutte le tradizioni assicurano che in una remota epoca, precedente l'avvento degli Incas, una casta superiore di uomini bianchi si era stabilita nelle Ande e ciò viene comprovato da numerose opere litiche boliviane, presenti anche in altre zone dell'America latina, in cui sono raffigurati uomini barbuti e dall'aspetto occidentale. Garcilaso de la Vega scrisse, a riguardo di un mito Inca: "Il dio Sole, antenato degli Incas, inviò in tempi antichissimi uno dei suoi figli e una delle sue figlie per diffondere la conoscenza. Gli uomini li riconobbero come divini dal loro modo di parlare e dalla loro pelle chiara". Pedro Pizarro, cugino del Conquistador, nella sua opera Descubrimento y Conquista de los Reinos del Perù (1571) dice in merito ad alcuni abitanti del Titicaca: "le donne nobili sono piacevoli a guardare. I capelli delle donne e degli uomini sono biondi come spighe mature e qualche individuo ha la pelle più chiara degli spagnoli. (...) Gli indigeni pretendono che si tratti dei discendenti degli dei". Sulla data della nascita di Tiahuanac ancora non si è arrivati. Secondo i risultati di 50 anni di studi, presentati all'inizio di questo secolo da un ricercatore tedesco, l'ingegner Arthur Posnansky, la città fu edificata nel 15.000 a.C. Una data impossibile per gli archeologi, ma che Posnansky corroborava attraverso dati astronomici, applicabili alle costruzioni, e formanti un grafico in grado di fornire precise date storiche. È lo stesso principio che ha applicato Bauval per datare le piramidi e la Sfinge. Ma archeologici  sostengono e fanno notare che, Sulle sponde del lago Titicaca si stende una linea bianco-giallastra, formata da sedimenti e messa allo scoperto oltre 10.000 anni fa. Essa è obliqua rispetto all'attuale superficie dello specchio d'acqua mentre, prima del cataclisma, doveva certamente essere orizzontale; ciò confermerebbe il sollevamento di una vasta porzione di territorio, cui la città faceva parte, dieci millenni fa. Quindi Tiahuanaco venne costruita oltre 10.000 anni fa? A Dar forxza alla teoria di Arthur Posnansky tra il 1927 e il 1930 altri scienziati verificarono le tesi e i risultati di Posnansky, tra cui il dottor Hans Ludendorff, direttore dell'Osservatorio Astronomico di Potsdam, il dottor Friederich Becker della Specula Vaticana, il professor Arnold Kohlschutter, astronomo dell'Università di Bonn e il dottor Rolf Muller dell'Istituto di astrofisica di Potsdam. Dopo tre anni di studio, conclusero che Posnansky aveva ragione, ma si limitarono ad esporre i fatti in base agli allineamenti astronomici delle costruzioni di Tiahuanaco, dichiarando che la data del 15.000 anni a.C. era ragionevole. Nulla di certo invece sui suoi abitanti. Nel "Manoscritto della Tradizione", donato intorno al 1625 dal canonico di Chuquisaca, Bartolomeo Cervantes, allo storiografo gesuita Anello Oliva e ancora conservato nella Biblioteca Vaticana, si afferma che il nome primitivo di Tiahuanaco era Chucara, che significa "Dimora del Sole", in cui si penetrava da diverse entrate, individuate dal naturalista francese Alcide d'Orbigny (1802-1857) e da altri che hanno parlato di gallerie oscure e fetide che sbucavano all'interno di Tiahuanaco. Vi risiedeva una razza dalla pelle bianca e barbuta, quindi non originaria delle Ande. Un altra prova viene indicata nelle figure di animali impresse nella "Porta del Sole". Appartengono a un proboscidato, il Cuverionius, diffuso nella zona di Tihauanaco, e al Toxodonte, un mammifero semiacquatico, entrambi estinti 12.000 anni fa. Sono presenti anche sul vasellame della città boliviana, insieme ad altri animali scomparsi in epoche dove la civiltà doveva ancora fiorire.

Come fu possibile costruire Tiahuanaco a 3800 metri sul livello del mare? In realtà, la città non è sempre stata dove ora si trova e non è mai stata una metropoli d'alta quota, ma venne eretta, come insediamento marinaro e portuale, sul lago Titicaca. In un imprecisato momento della sua storia venne di colpo innalzata, insieme ad un vasto territorio, sino a 3800 metri d'altezza. Ma quando? La geologia ci viene in aiuto. A 3500 metri, solo 300 metri più in basso del centro urbano, la catena andina è percorsa da una linea bianca lunga oltre 500 chilometri, formata da sedimenti calcificati di piante marine. Questo costituisce la prova incontutabile che storicamente quelle rocce erano bagnate dai flutti e tutto ciò che era più in basso si trovava sotto il livello dell'acqua salina del Titicaca. Gli studiosi hanno constatato che la striscia deve essere allo scoperto da pochi millenni. Oltre 150 anni fa il naturalista Alexander von Humboldt trovò in Colombia un altipiano chiamato "Campo dei Giganti", disseminato di ossa pietrificate di mammiferi preistorici proboscidati, che vivevano in zone paludose e ricche di vegetazione, quindi temperate. È impensabile che essi avessero scalato duemila metri per stabilirsi sopra le montagne: dovevano essere stati uccisi nel loro ambiente, sospinto all'attuale altitudine da un cataclisma, verificatosi in un determinato momento storico, causando lo stesso sollevamento della città di Tiahuanaco.


Ma la storia di Tiahuanaco è scritta nella "Porta del Sole"? Se fosse così si dovrebbe pensare che chi l'avesse costruita è stato interrotto da qualcosa di straordinario. È l'idea di Posnansky, secondo il quale particolari incompiuti del fregio fanno pensare a qualche avvenimento improvviso e terribile che aveva costretto lo scultore a "gettare lo scalpello per sempre nel momento in cui stava dando gli ultimi ritocchi alla sua opera". L'evento potrebbe essere il diluvio, una catastrofe naturale (o punizione di Dio) ricordata da diverse civiltà e culture. C'è chi ha voluto unire la sorte di Tiahuanaco a quella della mitica Atlantide, distrutta da catastrofe planetaria circa 10.000 anni fa.

Alla fine tutto ciò che è sicuro di Tiahuanaco sono le tante leggende che scatenano la fantasia di scrittori come von Daniken che vede negli "dei", che avrebbero eretto i monumenti, una razza di extraterrestri che dimorarono in quella regione per molti anni, utilizzando il sito di Tiahuanaco come base operativa. I suoi bassorilievi conterrebbero un messaggio proveniente dal cosmo, celato nelle enigmatiche figure scolpite nella "Porta del Sole". Altri studiosi propongono una data ancora più lontana per la fondazione di Tiahuanaco, cioè 250.000 anni fa, ma sono valutazioni che non trovano riscontro nell'età stimata dagli archeologi con il metodo del radiocarbonio. Tesi azzardate e prive di riscontri scientifici, ma nonostante ciò, resta il mistero di una civiltà sconosciuta che aveva i mezzi per erigere queste strutture colossali. Una civiltà che mi affascina e che resta ancora un mistero aperto a tante verità e leggende.


mercoledì 10 luglio 2013

BOLIVIA - Da Puno a La Paz - Tra lancio di pietre e trappole sulla strada


BOLIVIA

Prima di continuare il viaggio verso La Paz voglio precisare: Oggi la situazione in Bolivia e in quasi tutta l’America Latina è molto  cambiata e sta cambiando in modo radicale.
La Bolivia è una terra di contrasti, profondi contrasti geografici, sociali, culturali, economici e politici. Gruppi etnici profondamente diversi convivono in un territorio che congloba le vette andine e gli altipiani più alti del continente, così come foreste tropicali e grandi estensioni desertiche. Un caleidoscopio di diversi immaginari, scenari e colori che con forme e significati diversi si riconoscono e convivono sotto l’insegna della bandiera tricolore rossa, gialla e verde.  A dispetto dell’enorme ricchezza di risorse naturali, il 65% della popolazione (principalmente indigena) vive sotto la soglia di povertà (Fonte: Banca Mondiale). Le mobilitazioni sociali sorte a partire dagli anni ‘90 per denunciare le disuguaglianze etniche sono state alla base del processo di cambiamento politico in atto nel Paese che ha portato all’elezione del primo Presidente indigeno dell’America Latina  (Morales)  e all’approvazione di una nuova Costituzione che tutela i diritti delle popolazioni originarie e i modelli tradizionali di organizzazione sociale e di gestione del territorio.
Una cosa che tengo a sottolineare è che La Bolivia è uno dei pochi Paesi al mondo ad aver incluso il riconoscimento del diritto all’acqua nella propria Costituzione e ad aver istituito uno specifico Ministero per guidarne la concretizzazione. Tra le mobilitazioni più significative alla base di queste conquiste politiche, la più nota è certamente la “Guerra della Acqua” del 2000, grazie alla quale la popolazione di Cochabamba è riuscita a ripubblicizzare il servizio idrico e a far cadere il Governo corrotto che aveva svenduto  l’acqua alle multinazionali.
La crescente sensibilità delle istituzioni verso questo tema ha portato il Governo a farsi promotore di una Risoluzione per il Diritto Umano all’Acqua approvata dall’ONU nel luglio 2010. Ma nonostante i progressi ottenuti sul fronte normativo e politico, la situazione idrica in Bolivia resta disomogenea e rispecchia le differenze geografiche che caratterizzano il paese. Secondo il Rapporto Mondiale sull’Acqua redatto dall’UNESCO (2003), la Bolivia occupa il 16° posto su 180 paesi, per quanto riguarda la disponibilità di risorse idriche ed il 67° su 122 paesi per quanto riguarda la qualità e l’accesso per la popolazione.


DA PUNO (Perù)  A LA PAZ (Bolivia)

Superati diversi tentativi da parte dei campesinos di Bloccarci con lancio di pietre e ostacoli   vari , come enormi sassi  e tronchi d'alberi. Quando ormai tutto lasciava sperare che avremmo continuato il nostro viaggio tranquilli ecco apparire in


lontananza un pullman con il davanti completamente dentro una buca e la parte posteriore tutto all’insù. Cosa era successo? Praticamente era stata fatta una buca nel bel mezzo della strada e ricoperta in modo che l’autista non si  accorgesse di niente, infatti   fini nella trappola. Che fare? Per riportare in strada il pullman ci dissero che occorreva  minimo un giorno.  L’unica alternativa costruire una strada  al lato della stessa per superare l’ostacolo e continuare. Cosi con una pala e  piccone usciti l’autista con il suo aiutante e il nostro aiuto dopo un’oretta di lavoro riuscimmo a superare l’ostacolo e continuare il nostro tragitto per Copacabana.


Viaggiando verso La Paz la nostra attenzione è ancora una volta catturata dal panorama e come sempre la vista sul lago e sulle vette andine è meravigliosa. 


La strada per La Paz è interrotta dallo stretto di Tiquina. I mezzi venivano traghettati su zattere ei passeggeri su piccole imbarcazioni. 
Arrivammo  a La Paz  che era buio,  ma ancora  una volta lo spettacolo era unico.  La capitale più alta al mondo  con tutti i suoi luccichii era li sotto ai nostri occhi e con sullo sfondo il maestoso l’Illimani sembravano darci il benvenuto.


La caratteristica di La Paz è che,  è adagiata in un canyon che va dai 3 ai 4 mila metri, facendo così registrare mille metri di dislivello tra il centro e la periferia. La chiesa di San Francisco è il più bel edificio coloniale della città. Le vie intorno erano un unico grande mercato colorato. Quello che ci aveva più colpito era la zona dedicata ai curanderos e alla vendita di oggetti contro ogni tipo di malanno e  malocchio , addirittura si vendevano  feti di lama essiccati che secondo credenza, quando si costruiva una nuova casa fra le pareti andava murato il feto di un lama per avere prosperità e buona salute. 


Rimanemmo a La Paz 4 giorni non per nostra volontà ma per un tentativo colpo di stato. La nostra meta doveva essere l’Argentina ma come succede in queste occasioni gli aeroporti vengono chiusi. L’alternativa era il treno ma 5 giorni per raggiungere Buenos Aires erano troppi, cosi decidemmo di fermarci e aspettare che tutto tornasse alla normalita. Questa sosta forzata ci ha dato la possibilità di  scoprire oltre a Tiwanaku una delle città sudamericane più famose e più misteriose del periodo precolombiano  ( di questo parlerò  nel prossimo post) anche la valle della luna un canyon di roccia friabile con sentieri e torrioni molto particolari formatesi con l’erosione provocata dall’acqua. Dopo 4 giorni tutto tornò alla normalità e cosi potemmo continuare il nostro viaggio per L ‘Argentina.

….Non è finito, il viaggio continua, al prossimo post.


- ISOLA DI KOS -

Tra storia, mare e silenzi antichi ​ Kos offre un viaggio tra storia e mare, con antiche rovine, l’albero di Ippocrate e il villaggio di Pyl...