martedì 8 maggio 2018

L'INCANTEVOLE FUERTAVENTURA

 
FUERTAVENTURAon the road
 
 Video
 


Dopo Tenerife e Lanzarote questa volta eccoci a parlare di  Fuerteventura. L'arcipelago delle Canarie (Spagna) è costituito da 7 isole (Gran Canaria, Fuerteventura, Lanzarote, Tenerife, La Gomera, La Palma e El Hierro), ognuna delle quali presenta caratteristiche molto diverse: La Gomera, La Palma e El Hierro sono montuose, verdi e punteggiate qua e la da spiagge di sabbia nera. Lanzarote e Fuerteventura hanno paesaggi desertici e spiagge di sabbia bianca. Gran Canaria è come un continente in miniatura, che passa da un aspetto sub tropicale e fertile a totalmente desertico; Tenerife invece, la più estesa, presenta anch'essa aspetti diversi: dalla cima più alta di 3700 metri alle più turistiche ed animate spiagge. La nostra scelta questa volta non poteva che essere Fuerteventura. Abbiamo deciso di non soggiornare in un  solo hotel ma di spostarci ogni giorno ed eventualmente fermarci un giorno in più, qualora il posto lo meritasse. Questa decisione è risultata ottima perché ci ha permesso di girare l'isola in lungo e in largo anche se poi le distanze non sono enormi: da una punta all’altra dell’isola, infatti,la distanza è di circa 100Km.


Le Isole Canarie sono un grande arcipelago di sette isole maggiori e due isole minori, tutte di origine vulcanica e fanno  parte del territorio del Regno di Spagna. Dal 1982 è una comunidad Autonoma stabilita dalla Costituzione. Dal punto di vista geologico le Canarie non solo altro che le punte emergenti di una vasta catena montuosa di origine vulcanica che si dispiega sul fondale dell'Oceano, dal quale emersero  all’incirca trenta milioni di anni fa, quando  le placche tettoniche entrarono in collisione corrugando la superficie del pianeta e causando la formazione della catena dell’Atlante in Marocco nonché, nell’Oceano, l’emersione delle medesime Canarie, di Madera, delle Azzorre e delle Isole di Capo Verde. Tutte insieme queste isole sono considerate dai geologi un corpo unico denominato Macronesia. Fuerteventura è, rispetto a Tenerife e Lanzarote, la più selvaggia:  un’isola che è ancora per lunghi tratti poco cementificata e si spera che così resti ancora per lungo tempo dal momento quando arriva "la mano dell’uomo" il più delle volte non è per valorizzare le bellezze esistenti ma per speculare, incurante dell’ambiente e dei suoi equilibri. A Fuerteventura non ci sono  alberi, non c'è un fiume, non ci sono città degne di nota, non ci sono chiese o grandi opere artistiche, non c'è caos e tantomeno non ci sono grandi centri commerciali o parchi di divertimento; troviamo solo l'oceano ed enormi spiagge di sabbia bianca e piccoli paesini. 

Grazie ad un costante ed incessante vento (più che nelle altre Isole), vengono praticate numerose attività sportive tra le quali spicca il wind surf e il kite surf con diversi centri importanti che richiamano molti giovani che praticano questi sport.
 
 Perché on the road? Quasi sempre  l’anima di ogni paese risiede nel suo territorio  globalmente inteso. A Fuerteventura come anche in altre isole ci si può emozionare ovunque per cui durante il tragitto ci siamo fermati più volte per ammirare i paesaggi. Con la nostra auto a noleggio abbiamo passato intere giornate sulle strade di Fuerteventura fotografando la nostra avventura on the road alla ricerca di sterrati, mirador suggestivi e spiagge incontaminate da nord a sud e da est a ovest. Affascinato dai racconti e dalle tante  fotografie dell'isola abbiamo alloggiato in zone diverse  di Fuerteventura. In dieci giorni abbiamo cambiato 7 hotel.  Il viaggio ci ha portato a scoprire nuovi orizzonti fatti da Montagne, mare, nuvole, sole, scoiattoli e caprette.


Iniziamo il nostro on the Road da Puerto del Rosario (sede dell'aeroporto di Fuerteventura), si tratta di una città pittoresca caratterizzata da un paesaggio che fonde, neanche troppo bene, una parte estremamente moderna con negozi e centri commerciali con un'altra fatta di case e vecchie abitazioni che popolano i quartieri di periferia a pochissimi minuti dal centro. Il viaggio continua in direzione del parco delle dune di Corralejo che davvero incantano. A pochi chilometri dalla città ci si ritrova catapultati da un ambiente Sahariano dove alte dune di sabbia bianca si confondono con la spiaggia e con l'acqua cristallina dell'oceano. Arrivati a Corralejo non è difficile capire che ci si trova nella parte più movimentata e turistica dell'isola. La via principale è caratterizzata da negozi di souvenir che si susseguono uno dopo l'altro, a volte intervallati da altri che propongono la vendita di attrezzature per surf visto che Fuerteventura è il paradiso dei Surfisti, in particolar modo proprio la città dìi Corralejo.
 
 Da qui raggiungiamo la costa ovest dell'isola e in poco tempo si arriva a El Cotillo. Le case colorate, i colori pastello e quelle porte dalle tante sfumature ci hanno subito conquistato, così come i localini sulla strada e quella atmosfera senza tempo che sembra aver immortalato l'attimo di eterna tranquillità. La costa di El Cotillo è caratterizzata da  diverse spiagge davvero molto belle, tra queste la più famosa è sicuramente La Concha, una spiaggia a forma di mezzaluna che protegge dalle maree e dalle onde mosse dal vento. Qui ci siamo fermati a dormire in un hotel non distante dalla  spiaggia. 
           
Abbandoniamo la costa  ovest e iniziamo la discesa verso la parte meridionale dell'isola, per attraversare il cuore di Fuerteventura! Qui il paesaggio cambia velocemente e l'acqua e la sabbia che eravamo abituati a vedere lascia spazio a montagne e colline.
Attraversiamo
La Oliva, un piccolo comune caratterizzato per lo più da spazi verdi. E' qui che il martedì e il giovedì è possibile passeggiare nel caratteristico mercatino di La Oliva. Noi eravamo nel giorno sbagliato. Attraversata La Oliva, abbiamo raggiunto la sacra montagna di Tindaya. Questa montagna alta 400 metri, non ha niente di particolare se non che racchiude tutto il fascino misterioso e antico della sua storia. Gli antichi aborigeni di Fuerteventura consideravano Tindaya un luogo sacro al quale attribuivano poteri magici. A dimostrazione di ciò la montagna raccoglie più di 300 incisioni a forma di piede dal grande valore archeologico. Da Tindaya continuiamo a scendere verso il sud di Fuerteventura. Arriviamo al mirador di Morro Velosa. La strada per raggiungere questo Mirador è probabilmente la più difficile, ma il panorama rurale di Betancuria visto da 669 metri di altitudine è davvero emozionante. Proseguiamo in direzione del villaggio La Pared famosa per diverse scuole di surf. Ci spostiamo sulla Costa Calma per raggiungere Morro Jable dove si trova il nostro hotel precedentemente prenotato. Preso possesso della nostra camera, sistemati i bagagli, ci rechiamo alla spiaggia Jandia.
 In circa 5 km si è catapultati in mezzo al deserto con dune e distese infinite di sabbia che finiscono in un mare fantastico. Questa è la più bella dal punto di vista dei colori del mare: ci sono diverse insenature naturali che si susseguono e, grazie alle rocce laviche nel mare, si sono formate tante bellissime piscine naturali, con l’acqua bassa (e quindi anche meno fredda) di un colore celeste chiaro da cartolina...".
 La tappa successiva è stata Caleta de Fuste un centro turistico molto rinomato per via di diversi campi da golf e di una bellissimma stupenda baia  a forma di ferro di cavallo, con ancora un vecchio e suggestivo porto, costeggiata da una grande spiaggia di sabbia dorata. Gli ultimi due giorni la dedichiamo alla scoperta di alcuni villaggi e spiagge nei dintorni di Corralejo.
Anche questa vacanza è giunta al ternine. Ritorniamo in aeroporto, consegnamo l'auto e facciamo ritorno a casa con il pensiero al prossimo viaggio.
 

domenica 22 ottobre 2017

GIORDANIA - Petra Una gemma Nascosta

GIORDANIA - PETRA
UNA GEMMA NASCOSTA



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Non dirmi quanti anni hai, o quanto sei educato e colto, dimmi dove hai viaggiato e che cosa sai.
(Maometto)


Petra, uno dei luoghi più suggestivi  e più visitati del Pianeta. L’antica città giordana fondata dai Nabatei è rimasta nell’ombra fino al 1812 quando il viaggiatore svizzero Johann Ludwig Burckhardt, travestito da beduino, si imbatté in questo straordinario capolavoro di pietra. Il rosso della terra, il giallo e il verde della vegetazione contrastano meravigliosamente con i monumenti di ogni tipo, letteralmente scavati nella roccia. Tracce di una civiltà sparita nel nulla, quella dei nabatei, della quale restano: anfiteatri, tombe ed il famosissimo monastero di Petra. L'antica città di Petra, patrimonio dell'UNESCO, è una costruzione davvero unica: basti pensare che è stata costruita “al contrario”, ossia partendo dagli apici per poi giungere alle fondamenta..

La nostra visita inizia dalle prime ore del mattino per non perdere i giochi di luce e di colori che l’alba sa regalare. All’ingresso del sito troviamo baracchine di souvenir definite “Indiana Jones gift shop” uno dei motivi per cui milioni di persone nel mondo desiderano visitare Petra.
Da subito siamo avvicinati da  beduini che ci invitano a visitare Petra a dorso di un cavallo o di un asino. Noi gentilmente rifiutiamo perché vogliamo scoprire e godere fino in fondo questo magico posto percorrendolo a piedi. 


Il percorso che inizia partendo da una vasta area aperta da subito lascia intravedere l'imponente Tomba degli Obelischi che è la prima delle tombe rupestri che caratterizzano tutto il sito. 

Procedendo in avanti arriviamo al Siq e qui vediamo già alcune persone in calesse di ritorno dalla città vecchia e sono solo le 8 del mattino. 
Ci addentriamo nel Siq, questa gola profondissima, stretta e tortuosa, scavata nella roccia che, complice anche quel poco di sole che filtra, diventa di mille colori, da rosa ad arancio a violacea. L’ingresso al Siq una volta aveva una porta monumentale, ad arco, di cui oggi rimangono solo i segni scavati nella roccia. Un uomo vestito da soldato nabateo ci invita ad entrare.


Lungo il percorso attraverso la gola incontriamo tombe rupestri, rappresentazioni della divinità nabatea Dusharà, ciò che resta di una carovana di uomini e cammelli scolpita nella roccia.
Ad ogni curva cresce l’aspettativa, l’emozione, la tensione, continuiamo a scattare foto perché ad ogni angolo la luce cambia e vogliamo portare a casa tutto quello che ci colpisce comprese luci e colori. Dopo più di un km intravediamo la luce! Attraverso una piccolissima strettoia che si apre gradualmente, scorgiamo dapprima come un bagliore che mana mano prende forma fino a lasciare intravedere  in tutto il suo splendore il Tesoro che ha reso Petra celebre in tutto il mondo!
Nel 1985 è stata riconosciuta Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco e, nel 2017, è entrata nella lista delle Sette meraviglie del mondo
L'ingresso all'antica Petra, dopo aver percorso il Siq, è qualcosa di magico ed emozionante



L’emozione è forte, quasi ci si commuove, perché per quante volte l’abbiamo vista in fotografia o in TV, quest’immagine dal vivo lascia in ogni caso senza fiato! Il Tesoro illuminato dal sole che contrasta col buio dell’ultimo tratto del Siq, la piazza gremita di gente e i dromedari che passeggiano… l’impatto è davvero molto forte, e ci lascerà sicuramente il segno. Inutile che descriva la facciata di questa meraviglia scavata nella roccia, che non è un tempio, non è un palazzo, ma…una tomba! L’interno è, infatti, una semplice stanza quadrata con delle nicchie nelle pareti. Ciò che colpisce dell’interno sono le venature della roccia: arancio, rosa e viola si inseguono e creano sfumature incredibili proprio perché del tutto 

naturali.





A questo punto procediamo all’esplorazione della capitale Nabatea, e per prima cosa ci inoltriamo nella Via delle Tombe. Parlo di esplorazione e non di visita, perché la nostra è una costante scoperta delle meraviglie che si incontrano ad ogni passo, un continuo guardarsi intorno estasiati, un voler procedere avanti cercando di scoprire quanto più possibile di ciò che ci circonda. 


Si apre davanti a noi il teatro, ovviamente scavato nella roccia, e perciò di uno splendido colore rosa. Il percorso brulica di gente: turisti, beduini con i dromedari, bambini con gli asinelli. Sicuramente si perde l’atmosfera magica che invece ci dovrebbe circondare, quell’atmosfera che ha fatto sì che il segreto di Petra rimanesse nascosto per tanto tempo.


















Cominciamo la scalata verso le tombe probabilmente reali, splendidamente intagliate nella roccia, imponenti e maestose, che niente hanno da invidiare al Tesoro. La prima che incontriamo è la cosiddetta tomba dell’Urna, che in età bizantina fu trasformata in chiesa, e che davanti a sé ha una terrazza da cui si domina tutta la vallata. Seguono la tomba Corinzia, molto simile al Tesoro, ma non così ben conservata, e la tomba Palazzo, un po’ diversa dalle altre: non è coronata come le altre fin qui viste da un timpano spezzato con in mezzo una tholos o un’urna, ma ha una successione di 5 piani in cui quello superiore è sempre alto la metà di quello inferiore. 

Proseguiamo discendendo un sentiero che ci porta in un angoletto nascosto, in cui finalmente assaporiamo un po’ di pace: la folla dei turisti è lontana, non si avventura fino qui e noi possiamo goderci in tutta serenità, bucolica direi, la tomba rupestre di Sextus Florentinus, governatore di Petra che morì intorno al 129 d.C. La tomba è senz’altro più modesta delle tombe reali precedenti, ma mostra la volontà di non rompere con le tradizioni funerarie della città, nonostante l’iscrizione in latino ci faccia capire immediatamente chi è il personaggio cui siamo davanti. Dietro di noi, in lontananza, scorgiamo il villaggio di beduini che è stanziato all’interno del parco e sulla nostra sinistra vediamo un gregge di pecore in un riparo sottoroccia che un tempo fu una tomba. 





Scendiamo finalmente nella città nabatea, percorriamo una via colonnata che costeggia il torrente Wadi Musa. Sulla sinistra si apre il grande tempio, con i particolari capitelli a testa di elefante. Nel suo complesso era inserito anche un piccolo teatro, un odeion per le riunioni del Consiglio cittadino. Di fronte c’è il tempio dei Leoni alati, così chiamato per i suoi caratteristici capitelli. 
Varcata una porta monumentale entriamo nel santuario del tempio di Dusharà, di cui si conserva in parte l’elevato, e che risulta pertanto decisamente imponente e in posizione un po’ soprelevata, per indicare l’ascensione verso il dio. Lo spiazzo antistante è un parcheggio di dromedari…



Dobbiamo decidere se salire fino al monastero oppure no. Il caldo si fa sentire, per arrivare fino in cima occorrono minimo quarantacinque minuti. Prima di decidere ci riposiamo su alcuni sassi e osserviamo il via vai dei ragazzi che ci invitano a salire al monastero con il cavallo.  Decisione presa, si parte. Ci inerpichiamo per una stretta e tortuosa salita, a tratta costituita da scalinate intagliate nella roccia, costeggiando precipizi piuttosto profondi, cercando di scansare gli asinelli condotti da ragazzini beduini, che scendono a rotta di collo lungo questo sentiero che è l’unica via per salire. Ogni tanto ci voltiamo indietro, il paesaggio è mozzafiato: Lo sguardo spazia lontano, fino alla tomba Palazzo, che ora è lontanissima e minuscola. Quando giungiamo in vetta, non può non sfuggirci un “ Oooohhh che meraviglia!” Tanta fatica per arrivare fin a qui, ma ne è valsa la pena.


Il monastero, la cui sommità è sovrastata da una poderosa urna, su cui la gente può anche salire (a proprio rischio e pericolo! Qui non è ancora arrivata una normativa sulla messa in sicurezza dei siti archeologici…), è persino più grande del Tesoro, e di sicuro non lascia delusi! Ritorniamo sui nostri passi, ridiscendiamo la stretta e tortuosa via, poi rifacciamo indietro il percorso fino a tornare al Tesoro, che ora, non più  baciato dal sole, mostra la tinta rosa della roccia nella quale è scolpito. Ripercorriamo a ritroso il Siq e torniamo soddisfattissimi al nostro hotel, dove ci scambiamo le nostre impressioni.
La giornata di oggi è stata lunga e intensa, siamo tutte e due decisamente provati, ma felice di quello che abbiamo visto e delle delle sensazioni provate.


lunedì 16 ottobre 2017

GIORDANIA - Wadi Rum


- Dogana  Isaele - Giordania -



WADI RUM
Usciti dalla dogana, ci siamo diretti verso la fantastica zona dello Wadi Hisma (RUN) o 
meglio conosciuta come Hisma Valley (Valle della Luna), un vasto territorio

caratterizzato da imponenti e suggestive formazioni rocciose color ocra che emergono dalla
sabbia dorata. Mentre la jeep si addentrava in quel mare di sabbia e si fermava poi accanto a quelle
cattedrali di roccia, ci sentivamo pervasi da una gioia mista ad emozione... ...provavamo una gratitudine effervescente
per tutto quello che ci circondava, perché potevamo camminare sulla sabbia, sui sassi dei costoni, potevamo guardarci  intorno in

quella infinita distesa che ci  circondava, tra quella miriade di formazioni rocciose da capogiro. Ne avevamo visti di deserti, di dune, forse anche luoghi più pittoreschi, ma qui era un’altra cosa perché ci sembrava che la natura stessa ci sussurrasse un messaggio.. l’emozione è un dono… sentivamo  il piacere di esistere e proprio questa sensazione di esistere e di poter vedere diventava ad ogni passo più viva ed intensa, tanto che camminavamo quasi sfiorando il terreno per non rompere l’incanto di quei momenti. Attorno a noi le rocce avevano le forme più strane, intravedevamo un nave

pronta per salpare, figure di animali mostruosi, una sequenza di donne velate, ci sovrastavano perché potevamo immaginare di tutto, ci trovavamo in una Angkor che l’uomo non aveva mai costruito, tra palazzi naturali, cesellati che emozionavano e nello stesso tempo suscitavano rispetto ed ammirazione. 
Quale architetto anche tra i più valenti sarebbe riuscito ad ideare simili meraviglie?  Dapprima questo paradiso naturale 
di rocce e sabbia aveva una colorazione rosata, rassicurante, poi man mano il giorno avanzava verso il crepuscolo, i faraglioni di roccia diventavano di un colore bruno, più intenso e l’atmosfera surreale acquistava un aspetto di “bellezza tenebrosa” giocavamo con le nostre ombre che si proiettava sulle pareti rocciose. 

Poi dopo aver goduto del tramonto  con la nostra jeep abbiamo ripercorso l’uadi e salendo e scendendo sulle dune di sabbia, tremando di eccitazione se la discesa era troppo ripida, abbiamo ripreso la via del ritorno. 

La sera poi, nell’accampamento cenando e festeggiando intorno a un fuoco in  compagnia  dei beduini che ballavano cantavano e fumavano  il nerghilé, si viveva un momento 
magico di fraterna comunicazione.



Eravamo liberi sotto un cielo stellato...quante stelle! E chi li ricordava più.  con le sole nostre voci che riempivano il silenzio della natura.. liberi di essere e di
sognare quello che volevamo. Una magia.







                       
                                                          Wadi Rum















Lasciamo Wadi Rum e ci dirigiamo verso quello che si rivelerà una vera magia...


martedì 6 giugno 2017

IL CASTELLO DI NEUSCHWANSTEIN - Un affascinante week end alla scoperta del mondo di Ludwig II

Un affascinante viaggio di un week end alla scoperta  del mondo di Ludwig II 
 

 Due giorni per assaporare la magia di quella parte di Germania Bavarese conosciuta come la Romantische Strasse “La strada romantica” ed il Castello di Neuschwanstein (meta del nostro viaggio), fatto costruire da Ludovico II di Baviera.Ci è apparso fantastico già da lontano, spuntava su una sporgenza rocciosa, maestoso eppure slanciato ed elegante, con le sue torri e le innumerevoli guglie sottili che spuntavano dalla pineta. Era una sensazione unica che lasciava senza fiato, ci trovavamo di fronte ad un vero castello delle favole.. che si inseriva in un mondo irreale di sogno e realtà. Persino Walt Disney ne era rimasto affascinato tanto da prenderlo come modello per il castello del suo celebre film d’animazione “La bella addormentata nel bosco”! Questo castello, incredibile e suggestivo, era stato costruito su una roccia sopra la gola di Pollac con vista sulle montagne che guardavano il Tegelberg, un monte alto quasi 2000 metri..simboleggiava tutta la forza, il fascino della cultura e della regalità medioevale, ma nello stesso

 
tempo esprimeva quasi, in tutta la sua bellezza, una sorta di profonda drammaticità. Dopo aver fatto un 20 m di fila  riusciamo ad acquistare i biglietti e ci dirigiamo  a piedi attraverso un bosco di pini. Dopo una mezzoretta di cammino arriviamo davanti all’ingresso. Questo  ci ha dato l'impressione di un salto indietro nel tempo in una vera corte medioevale, nonostante la relativa modernità di quella costruzione. Entriamo nel castello, ci viene consegnato un audio guida e in gruppo iniziamo la nostra visita. Anche la realizzazione degli interni mi è apparsa suggestiva, un simbolo dell’idealismo tedesco, infatti i suoi affreschi che riempivano le pareti ed i soffitti, si orientavano alle saghe cavalleresche tedesche e nordiche e ancora al mondo ideale di Richard Wagner da cui il re era
 
           Castello di Neuschwanstein
 
stato da sempre affascinato. La sala dei cantori, per esempio, una specie di sala delle feste, fatta ad imitazione della sala della Wartburg presso Eisenach, era ornata da scene tratte dal poema di Parsifal e dalla saga del Gral. La “sala del Trono” poi, uno spazio sacro della monarchia, era tutta affrescata in blu e oro ed era stata realizzata imitando addirittura le basiliche bizantine e paleocristiane. Ci hanno detto che non venne mai usata dato che il 13 Giugno del 1886 Ludwig fu trovato morto nel lago di Starnbergersee… in modo tuttora misterioso.
Castello di hohenschwangau
Tutto in quel castello era da ammirare e certo il breve tempo a disposizione per la visita non dava spazio alla riflessione ed alla osservazione dei particolari che erano troppi.. quel re solitario, per esempio aveva una predilezione per le camere da letto sfarzose, per gli angoli dove potersi ritirare a riposare come quello del “Cigno”. Ci hanno anche spiegato il significato di questo animale ricorrente nei vari castelli dei reali di Baviera, era un simbolo che campeggiava nello stemma dei signori di Schwangau perchè rappresentava la purezza e la bellezza e inoltre per Ludwig II era legato all’opera di Wagner, il Lohengrin, dove il cigno occupava un posto da protagonista! Una visione di insieme, del castello si ha dal “Ponte di Maria” voluto dal padre di Ludwig, Massimiliano…...un tempo era una passerella di legno che sovrastava la gola di Pollat, ora era un ponte in ferro che si tendeva ardito ad arco sopra la gola e la cascata ad un’altezza di ben 91 metri.


LUDWIG

Ludwig II è stato deposto dal trono l'8 giugno 1886: una commissione medica presieduta dal dottor Bernhard von Gudden lo dichiara malato di mente. Il mattino del 12 giugno il sovrano viene condotto in carrozza da Neuschwanstein a Berg, un piccolo castello sulle rive del lago di Starnberg trasformato per l'occasione in una sorta di prigione: inferriate alle finestre, spioncini da ogni parte, porte che si potevano aprire solo dall'esterno... Sua Maestà è malato di mente ad un grado molto avanzato, cioè soffre di quella forma di malattia mentale che gli psichiatri ben conoscono per esperienza col nome di paranoia (pazzia). 2. Data questa forma di malattia, il suo graduale e progressivo sviluppo e la sua già molto lunga durata, che si estende su un gran numero di anni, Sua Maestà è da dichiarare inguaribile e si può prevedere con sicurezza un ulteriore decadimento delle forze psichiche. 3. A causa della malattia la libera volizione di Sua Maestà è completamente esclusa, egli è da considerare impedito nell'esercizio del governo e tale impedimento durerà non solo più di un anno, ma per tutta la vita.

Nel pomeriggio del 13 giugno, Domenica di Pentecoste, Ludwig chiede di poter fare una passeggiata e il dottor von Gudden lo accompagna, senza alcun infermiere o guardia al seguito: il sovrano appare sereno e tranquillo e il suo medico non ritiene necessaria la presenza di una "scorta". Passate alcune ore, i due non fanno ritorno e scatta l'allarme. Partono le ricerche prima intorno al castello, poi lungo il parco e, finalmente, verso le 23 vengono ritrovati sia Ludwig che il medico: sono tutti e due morti nelle acque del lago!

 La morte viene subito classificata come annegamento causato da un incidente ma l'autopsia ha poi stabilito che non c'era acqua nei polmoni del sovrano. “IL MISTERO CONTINUA”

(estratto della perizia medica

Quando Ludwig nel 1886 fu dichiarato malato di mente ed interdetto, lasciando il suo castello e consapevole di non tornarvi più disse al suo servitore fedele Stich ”Caro Stich, custoditeper me queste stanze come un santuario. Non lasciate che siano profanate dai curiosi, perché qui ho voluto trascorrere le più amare ore della mia vita!A questo punto mi viene da pensare che cosa avrebbe detto il re della folla incredibile di turisti nelle sue stanze… si sarebbe reso conto che non si poteva parlare di profanazione?

Tutta la folla in visita al castello, stava cercando di capirlo, di vedere la bellezza di cui si era circondato, di comprendere il suo sogno di grandezza.. e in questo modo lo faceva rivivere ancora più grande, libero e finalmentefelice tra le sue amate montagne!

 

 

- ISOLA DI KOS -

Tra storia, mare e silenzi antichi ​ Kos offre un viaggio tra storia e mare, con antiche rovine, l’albero di Ippocrate e il villaggio di Pyl...